Coronavirus, ecco gli 8 pm che hanno fatto il vaccino senza averne diritto: chi sono le toghe “furbette della lista”

Otto pm della Direzione nazionale antimafia (Dna), hanno ricevuto la somministrazione del vaccino anti Covid, senza in realtà averne il diritto. Questa l’ultima indiscrezione del Corriere della Sera. Alcuni membri della Dna sono ora sospettati di aver goduto di favoritismi, agevolati dalla loro posizione. I diretti interessati sono Marco Del Gaudio, Antonio Laudati, Roberto Pennisi, Domenico Gozzo e Maria Vittoria De Simone. I pm hanno età che va da 53 a 67 anni e quindi non comprese tra le categorie considerate “prioritarie”. Ad aver ricevuto il siero nell’hub di Fiumicino anche altri tre colleghi, tuttavia con pregresse “fragilità” e quindi con priorità diverse rispetto ai primi otto.

Non è chiaro come siano riusciti a farsi iniettare il vaccino. Il procuratore Cafiero De Raho, che dirige la struttura ha detto: “questa è una vicenda alla luce del sole. Non c’è stato nessun tipo di furbizia o sotterfugio”. Tuttavia, le dichiarazioni dei presunti colpevoli sono risultate incompatibili e in molti casi contrastanti. L’ultima ipotesi riguarda l’accesso dei pm al vaccino in base alla loro regione di provenienza: “Oltre a quelli con diritto legato a situazioni personali  altri magistrati della Dna, che provengono da regioni dove le vaccinazioni per i magistrati erano già previste, come la Puglia, Sicilia e altre regioni del nord, hanno proceduto con la vaccinazione in accordo con le Aziende sanitarie del loro territorio” ha dichiarato Cafiero De Raho.

La seconda ipotesi avanzata, consiste invece in un errore materiale di una funzionaria, che avrebbe confuso la sigla Dia (Direzione investigativa antimafia della polizia), con Dna, estendendo anche a quest’ultimi la possibilità di ricevere l’iniezione. Secondo De Raho, nessuno dei pm aveva mai messo in dubbio la possibilità di essere vaccinati. Il procuratore accenna anche a uno scambio di mail tra la Dna e la Croce Rossa, nelle quali quest’ultima si sarebbe offerta di vaccinare “i magistrati assimilabili alle forze dell’ordine”. La storia sembra complicata e contorta, bisognerà far luce e capire se qualcuno ha voluto trarre vantaggio dal proprio ruolo, oppure se si è trattato di un malinteso. 

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