I numeri che smascherano Conte: “Agli italiani meno di 2mila euro nel 2020”

“Nessuno resterà indietro”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa promessa nel corso dell’anno pandemico? Un giuramento che l’ex premier Giuseppe Conte purtroppo non è riuscito a rispettare.

I numeri parlano chiaro: famiglie in difficoltà, livelli di disoccupazione preoccupanti nonostante il blocco dei licenziamenti, imprese verso il fallimento e una crescita che fa fatica a trovare strada. Eppure il governo giallorosso si era pavoneggiato nella varie trasmissioni televisive, vantando di aver messo al servizio dei commercianti italiani dei ristori congrui e giusti. Un totale scollamento dalla realtà, senza considerare minimamente i sacrifici (economici e sociali) sopportati dai cittadini in questi mesi.

A smascherare le parole al vente del vecchio esecutivo giallorosso è stata la Cgia di Mestre, secondo cui nel 2020 ogni italiano ha ricevuto poco meno di 2mila euro di sostegni: lo scorso anno – tra bonus economici, cassa integrazione, assunzioni e investimenti nella sanità, sospensione e taglio delle tasse, ristori, sussidi e contributi a fondo perduto – i singoli cittadini hanno ipoteticamente ricevuto 1.979 euro dallo Stato per fronteggiare gli effetti negativi provocati dal Coronavirus. La media del nostro Paese è inferiore a quella dell’Area Euro, che si stima invece in 2.518 euro pro capite (+539 euro rispetto alla nostra). Nonostante l’Italia sia stata la nazione che in Europa ha registrato il più alto numero di vittime a causa del Covid-19 e abbia subito tra i più rovinosi crolli del Pil di tutta l’Ue, è tra i Paesi che hanno “aiutato” in misura più contenuta i propri cittadini e le imprese.

I numeri

Gli altri Paesi hanno fatto meglio: si cita ad esempio L’Austria che ha erogato 3.881 euro per ogni abitante (+1.902 euro rispetto a noi), il Belgio 3.688 euro (+1.709 euro), i Paesi Bassi 3.443 euro (+1.464 euro), la Germania 2.938 (+ 959 euro) e la Francia 2.455 euro (+476). A fare peggio è stata solamente la Spagna, che ha stanziato leggermente meno di noi (1.977 euro pro capite, -2 euro rispetto all’Italia). Il confronto comunque non tiene conto dei 32 miliardi di euro di scostamento di bilancio che sono stati approvati dal Parlamento italiano nel mese di gennaio e che nei prossimi giorni dovrebbero consentire l’approvazione del decreto Sostegno.

“La situazione è peggiorata”

Visto l’andamento dei contagi di questi ultimi giorni, entro la fine di marzo molte Regioni si troveranno in zona rossa. Di conseguenza moltissime attività commerciali, comprese quelle dei servizi alla persona, saranno costrette a tenere abbassata la serranda. Dalla Cgia tengono a sottolineare che non si mette assolutamente in discussione “il diritto/dovere del governo di introdurre delle limitazioni alla mobilità e imporre la chiusura delle attività economiche al fine di tutelare la salute pubblica”. Ma gli operatori denunciano che gli indennizzi economici fino ad ora erogati “sono arrivati in grave ritardo e sono stati del tutto insufficienti”.

E la situazione negli ultimi mesi “è addirittura peggiorata”. A seguito dei mini-lockdown imposti negli scorsi mesi di novembre e dicembre, a distanza di quasi 2 mesi e mezzo “i risarcimenti devono ancora essere definiti e, conseguentemente, stanziati”. Questo ritardo, sottolinea la Cgia, “sta mettendo in seria difficoltà economica tantissime micro e piccole attività commerciali ed artigianali”.

Il deficit pubblico in questa fase storica è un dato che approssima le misure espansive che, per quanto riguarda l’Italia nel 2020, sono ascrivibili ai vari provvedimenti approvati da marzo in poi (Cura Italia, decreto Rilancio, decreto Liquidità, Garanzia Italia, decreto Agosto e i vari decreti Ristori), “a cui va sottratto il mancato gettito tributario causato della contrazione del reddito subita dagli italiani”. Infine va sottolineato che, nel caso del nostro Paese, i dati del 2020 sono ancora provvisori e sono stati estrapolati dal comunicato stampa presentato dall’Istat all’inizio della scorsa settimana. Per gli altri Paesi dell’Area Euro, invece, i dati sono previsionali, elaborati dalla Commissione europea nel novembre 2020.

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