Tra le vittime ignote anche molti bambini

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56 nomi di bambini, con un’età compresa tra 0 e 17 anni, rintracciati dalle Venezie Giulie, Istria e Dalmazia, dal 1945 a oltre il 1947, infoibati non casualmente dai partigiani italo slavo comunisti di Tito.

In Istria si muore tramite foiba, in Dalmazia attraverso pietra al collo e annegamento e tra Gorizia e Udine , nelle zone di Rosazzo, Rocca Bernarda, Manzano, si uccide nascondendo nelle fosse comuni, e qualcuno lo soprannomina codardamente “fantasma” per non assumersi le responsabilità e dover trovare una manciata di coraggio per parlare.

Così muore seviziato Rino Piani, 14 anni, gettato in fossa con la madre: i loro cadaveri sono scoperti in zona Roccabernarda di Premiaracco, il 3 novembre 1945, secondo i documenti forniti da Lega Nazionale di Gorizia. Analoga sorte per Alice Abba’, 13 anni, quando dopo uno stupro ad opera di cinque partigiani di Rovigno, i cui nomi sono noti e tenuti segreti ancora oggi, si ritiene che sia stata gettata nella foiba di Moncodogno: rea di essere una squadrista fascista, solo perché, dopo un anno e mezzo di ricerche, dopo l’infoibamento del padre, Giorgio Abba’, avvenuto il 16 settembre 1943 sua madre denuncia Mate Poropat e Jure Brajkovic, entrambi arrestati, entrambi coinvolti nell’omicidio. E poi Graziella Saturnino, 5 anni insieme ai fratellini, Martino, Nerina e Valentino, di 4, 2 e 10 anni. Romano Casa con la sorellina Pasqualina Maria di un anno e mezzo, Piesz Eva, 15 anni di Fiume, insieme al fratello Aurelio di 17 anni viene infoibata nel maggio del ’45. Delpini Pietro, 14 anni, scomparso nei quaranta giorni di Gorizia, e Cescutti Ines Maria, di 17 anni di Villa di Rovigno: si perdono le tracce a Canfanaro ,il 26 agosto del 44, Bressanutti Vinicio, 17 anni, scomparso a Trieste il 18 marzo 1946 .

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Nell’elenco dei minori coinvolti, che tende puntualmente a salire, vengono inclusi i feti. Questi precipitano insieme a giovani madri. Come nel caso di Nella Pieri, di Ponte nelle Alpi, zona del Cansiglio, incinta al settimo mese di gravidanza, è arrestata e rilasciata più volte ma dopo torture premeditate, uccisa barbaramente nel Bus De la La Lum, come ricorda Luigi Boito, uno dei carnefici della banda Nannetti, il 9 settembre 1944.

Le altre donne o ragazzine, estratte dalle foibe, portano i segni delle violenze sessuali subite, come una sorta di marchio e di affronto contro gli italiani, ricorda Annita Salucci, moglie di Giuseppe Bazzarra, uno tra i pompieri della squadra di Harzarich.

E infoibare un bambino, diventa fare scacco matto in uno scenario di guerra, di pulizia etnica e politica. Una resa dei conti sul corpo di indifesi e innocenti quali i bambini sono e quale è, una popolazione terrorizzata e impotente di fronte alla ferocia dei partigiani di Tito.

Tra i prossimi obbiettivi continuare a cercare i minori infoibati. Ancora molti ne mancano all’appello. Così come lo sarà individuare i nomi dei loro carnefici: ricostruire parte delle vicende umane dei minori scomparsi e offrire ai parenti un luogo dove potere render omaggio, quando per decenni non è stato possibile. Inoltre, basilare l’individuazione e l’ispezione di nuove foibe e fosse comuni, per poter raccontare anche questo pezzo di storia, sporca e negata ancora oggi.

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