La psicosi e gli aperitivi solidali: il Pd cieco non vide l’epidemia

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Mercatini e cene solidali per sostenere la comunità cinese di Milano, messa a dura prova dalla “psicosi” generata dalle notizie sulla diffusione del nuovo coronavirus.

Così, un anno fa, il Pd milanese si schierava “contro la paura e i pregiudizi” di alcuni cittadini nei confronti della Chinatown del capoluogo lombardo, svuotatasi dopo le prime notizie del nuovo virus letale proveniente da Wuhan.

“Le notizie sulla diffusione del coronavirus stanno scatenando una vera e propria psicosi, annessa alla paura di frequentare negozi e ristoranti cinesi, con casi di intolleranza e isolamento nei confronti di persone di origine asiatica. Milano è una città che accoglie tante culture e, anche in questo caso, non vuole lasciare da sola un pezzo della sua comunità”, scriveva su Facebook la sezione milanese del Partito Democratico, il primo febbraio 2020. Lo stesso giorno, anche la segretaria Silvia Roggiero aveva proposto la “cena solidale” sui propri canali social, aggiungendo: “Paura e allarmismi infondati sono i nostri peggiori nemici, per questo il Pd Milano Metropolitana, a partire dal suo dipartimento ‘Iniziative sociali’, lancia la proposta di una passeggiata e cena a Chinatown: il ritrovo, per chi vorrà aderire, è per domani, domenica 2 febbraio, alle 19.30 in via Paolo Sarpi, angolo via Canonica”.https://web.facebook.com/plugins/post.php?app_id=222974831102247&channel=https%3A%2F%2Fstaticxx.facebook.com%2Fx%2Fconnect%2Fxd_arbiter%2F%3Fversion%3D46%23cb%3Df30c025f0d8d30c%26domain%3Dwww.ilgiornale.it%26origin%3Dhttps%253A%252F%252Fwww.ilgiornale.it%252Ff1369dd63625724%26relation%3Dparent.parent&container_width=563&href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FPdMilanoMetropolitana%2Fposts%2F2693849144040295&locale=it_IT&sdk=joey&show_text=true&width=500

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A quel tempo, il Covid-19 sembrava ancora un virus appartenente a un altro mondo e in Italia gli unici casi individuati erano quelli della coppia cinese a Roma. Ma via Paolo Sarpi si stava svuotando. Il motivo, però, non sarebbe stato il presunto razzismo da parte della comunità italiana. A spiegarlo è una testimonianza raccolta nel Libro nero del Coronavirus, scritto da Giuseppe De Lorenzo e Andrea Indini: si tratta di una fonte anonima della comunità cinese a Milano, che spiega come siano bastate le prime notizie a far temere l’arrivo del nuovo virus letale e altamente contagioso.

“Bisogna tener presente – ha spiegato la fonte -che, in linea generale, i cinesi hanno molta paura della morte e, quindi, quando si tratta di salute, cercano sempre di essere molto prudenti”. Così, “non appena è stata chiusa Wuhan, siamo stati subito molto attenti dal momento che in Cina non sono stati chiusi i voli internazionali, ha iniziato a diffondersi la paura nei confronti dei cinesi”. Ma la paura non era rivolta agli abitanti delle Chinatown italiane, quanto più a chi arrivava direttamente dalla Cina. E, dato che in zona Paolo Sarpi “si registra sempre un enorme afflusso di cinesi”, che arrivano nel capoluogo lombardo per affari e tornano in Cina dopo poco tempo, “in molti hanno ritenuto opportuno chiudere le proprie attività per evitare il contagio”.

Il che dimostrerebbe come la zona Paolo Sarpi non si sia svuotata come conseguenza della paura e del pregiudizio, né per una forma di razzismo, ma per una sorta di “autotutela”, che ha portato la comunità a chiudersi, per evitare l’arrivo del virus.

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