“Fanno male alla schiena”: i banchi a rotelle della Azzolina sono già finiti negli scantinati

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I primi a trasferire i banchi a rotelle negli scantinati della scuola sono stati i presidi del Veneto. I bambini si lamentavano, dicevano di non starci comodi, di avere mal di schiena. Valutata l’assoluta irrilevanza, ai fini della prevenzione del Covid, dell’utilità dei banchi mobili fatti acquistare in tutta Italia dalla ministra Azzolina, in tante scuole si è deciso di recuperare i vecchi banchi tradizionali e di rimetterli in classe. Un flop clamoroso, che rischia di allargarsi a tutta l’Italia, con uno spreco di risorse clamorose, se andasse davvero così: si parla di quasi 250 euro a banco a rotelle, per oltre due milioni di banchi in tutto il Paese.

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Il Veneto capofila nel ritiro dei banchi a rotelle

Dunque, in vista della ripresa della didattica in presenza (al 50%) di oggi in Veneto i banchi a rotelle sono stati tolti dalle scuole, come ha annunciato l’assessore regionale all’istruzione, Elena Donazzan, secondo cui c’è un serio problema di salute, e non di Covid. «Favoriscono il mal di schiena. Le parole devono essere concrete e utili come lo devono essere i fatti. Bocciamo pertanto interventi assurdi e poco salutari, come lo sono stati i banchi con le rotelle che sono stati ritirati dai plessi scolastici in cui erano stati introdotti perché erano causa di mal di schiena». Nient’altro, nessun riferimento alla Azzolina, alla politica di destra o di sinistra, nulla che renda quella decisione “politica” o di parte. Nulla che possa impedire, con tutta la probabilità, una “slavina” che farà scivolare i banchi mobili negli sgabuzzini, come in Veneto. Saranno anche un patrimonio dell’Italia, come dice la ministra, ma lo saranno dai sotterranei.

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