I rom di Raggi: “Per vivere vado a rubare, è normale…”. Viaggio nella terra di nessuno a Castel Romano (Video)

 Il campo rom di Castel Romano si conferma terra di nessuno. Il Comune di Roma lavora per svuotarlo già da un anno ma i risultati sono scarsi. Nel frattempo la baraccopoli è stata posta sotto sequestro dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta per reati ambientali. Qualche settimana fa l’amministrazione è corsa ai ripari stanziando nuovi fondi: 1,7 milioni di euro in più per cercare chiudere la partita alla svelta. Per lo meno quella che riguarda l’area F del campo, la più disastrata. Doveva essere sgomberata a settembre, ma la proroga della sospensione dell’esecuzione degli sgomberi disposta dal governo ha bloccato l’operazione. Tempo in più per trovare una soluzione che alla fine non si è trovata.

I pochi che sono riusciti ad uscire dall’insediamento lo hanno fatto attraverso percorsi autonomi. Si sono messi in lista per la casa popolare e hanno scalato la graduatoria grazie ai famosi diciotto punti che la legge assegna ai nuclei familiari che vivono in strutture provvisorie. “Noi aspettiamo la casa popolare come tutti gli altri, è un nostro diritto”, ci spiega un’anziana. All’idea di un affitto qui non ci crede più nessuno. Il Comune contribuisce a pagare le spese per due anni, e dopo? “Finiamo in mezzo alla strada”.

C’è anche da dire che lo sparuto gruppetto che ha puntato su questa opportunità è rimasto scottato. “Troppo difficile per un rom trovare un appartamento, i proprietari non si fidano, né di noi né del Comune che paga in ritardo”. Ed in questo clima di diffidenza generalizzata certo non giovano le notizie che arrivano dalla baraccopoli. Già salita agli onori delle cronache per i roghi tossici e le discariche abusive, è recentemente tornata alla ribalta.

L’occasione per parlarne è stato l’arresto di una donna di origine bosniaca. Una novella, si fa per dire, “Madame Furto”. Come la collega più famosa, aveva evitato il carcere con il trucchetto delle continue gravidanze. Ben nove. Dovrà scontare 18 anni e 9 mesi di reclusione per i furti e le rapine commesse tra il 2001 e il 2019. Non è la sola qui a sopravvivere di espedienti. “Come faccio a vivere? Vado a rubare, se non rubo non mangio. È normale. Rubo vino, pasta, pelati, cose così…”, ci confida un uomo che incontriamo all’esterno della favela.

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Dovrebbe avere una quarantina d’anni, dice di essere scappato dalla guerra di Bosnia e di non avere i documenti in regola. “Ho provato a prendere il permesso di soggiorno ma non ci sono riuscito”. Ci racconta anche di aver passato un anno in carcere. Stavolta però non è questione di generi alimentari o alcolici. “Mi hanno arrestato per furto di rame”. Mi avevano promesso che avrei potuto prendere mille euro, io per mille euro adesso non so cosa farei, ammazzare no, però…”.

È lui a svelarci che il bonus affitto elargito dal Campidoglio per molti si sarebbe trasformato in un’opportunità di guadagno: “Si fanno dare i soldi e li dividono con i proprietari di casa, ma poi non è che vanno a vivere fuori dal campo, rimangono qui”. “Come lo so? Qui sappiamo tutto di tutti”.

Lo staff della sindaca Virginia Raggi, però, è pronto a smentire le sue parole. “Truffarci è praticamente impossibile, i controlli – assicurano – sono rigorosi fin dalla prima erogazione del bonus”. Eppure quando gli chiediamo se casi del genere si siano mai verificati, allarga le braccia: “Non possiamo dirlo con precisione”. Quanto ai ritardi nel pagamento degli affitti, denunciati da alcune famiglie rom, il Campidoglio fa sapere che l’erogazione dei fondi è subordinata al rispetto degli impegni sottoscritti nel patto di responsabilità: “Se viene meno, si bloccano i pagamenti”.

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