L’aut aut del Quirinale: non bastano voti sparsi per varare il Conte ter

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E quando salirà, glielo spiegherà di nuovo: se vuoi liberarti di Renzi, non basteranno numeri sparsi ed eterogenei per formare un’altra maggioranza, servirà un gruppo precostituito che ti voti la fiducia.

Sempre che quei numeri esistano davvero. Insomma, niente avventure parlamentari, non si può pensare di governare il Paese con truppe «raccogliticce», con «un’insalata mista», mentre infuria il Covid e il piano di aiuti da 209 miliardi rischia di scivolarci di mano, per i ritardi e la smania di Palazzo Chigi di voler fare tutto da soli.

Salvare il soldato Giuseppe? No, non sarà facile e forse non è nemmeno l’obbiettivo del Colle, anche perché, se Renzi ha esagerato a tirare la corda, Conte ha commesso troppi errori. Sergio Mattarella, adesso che la crisi si sta aprendo davvero, vuole salvare l’Italia. Possiamo pure perdere un governo ma non gli aiuti europei, questa la linea del Quirinale, che un risultato minimo lo ha raggiunto, un rallentamento dell’atto di rottura finale: prima di salutare la compagnia, Iv consentirà comunque il varo del Recovery e voterà a favore dello scostamento di bilancio e dei provvedimenti anti Covid, ristori e proroga della cassa integrazione.

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Poi toccherà al capo dello Stato tentare di mettere in piedi il terzo esecutivo della legislatura. Lui si muoverà «con rapidità» per arrivare «all’efficienza», senza escludere nessuno sbocco perché «ci sono molte variabili, tante questioni ancora aperte». Come nel cubo di Rubik, girandole e rigirandole le facce colorate sembrano non combaciare mai. Il Conte ter, al termine di una crisi pilotata e di una ristrutturazione della squadra, poteva essere una buona soluzione di compromesso, però è sparito pare dall’orizzonte, sostiene Renzi, per colpa di Conte stesso quando ha detto che «se Iv si sfila sarà impossibile un nuovo governo con loro». E il senatore di Firenze non si accontenta di un rimpasto e di un Recovery riscritto, sul quale ha politicamente incassato parecchio. Vuole lo scalpo del premier.

Perciò con una certa «preoccupazione» Mattarella osserva le mosse del presidente del Consiglio. Se non vuole arrendersi, Conte ha due sole strade, presentarsi al Quirinale per rimettere il mandato e sperare di ottenere un reincarico, o sfidare la sorte alle Camere. Il capo dello Stato è contrario a cambi di maggioranza in corso e si opporrebbe a una coalizione patchwork. Siamo alla vigilia di un piano di ricostruzione nazionale, gli europei ci guardano già per storto, non possiamo affidarci agli umori di un pugno di singoli, precari e inaffidabili parlamentari. Gli eventuali Responsabili dovrebbero quanto meno costituirsi in gruppo autonomo. Un’operazione non facile e che richiede un po’ di tempo.

Ma siamo sicuri che Conte in Aula punti a vincere? Ecco una delle variabili temute dal Colle: un premier in uscita che si monta la testa e si candida a guidare uno schieramento M5S-Pd-Leu alle prossime elezioni. Già, ma si vota? Secondo il Quirinale l’ipotesi non è esclusa però è quanto meno prematura. Prima, il presidente ascolterà i protagonisti della crisi e proverà a rimetterli insieme: molto, spiegano dipenderà dall’intensità del duello al Senato, «da come si lasciano». E poi, visto che in realtà quasi nessuno vuole andare alle urne, un governo tecnico è sempre dietro l’angolo.

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