Banche, conto in rosso di 100 euro? Fermati mutui e addebiti automatici, da lunedì sono guai

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Finire sulla lista nera dei cosiddetti “cattivi pagatori” delle banche semplicemente se da cittadino si ha in arretrato da oltre 90 giorni anche una sola rata di 100 euro (500 euro se ci si riferisce alle imprese medio grandi). È quello che potrebbe accadere tra pochi giorni – precisamente dal primo gennaio – quando entreranno in vigore le nuove regole dell’Eba, l’Autorità bancaria europea, per la gestione dei conti in rosso. Se i titolari di conti correnti – imprese o famiglie che siano – non avranno sufficienti disponibilità liquide sui depositi non gli saranno più consentiti gli addebiti automatici. Ossia si rischia un improvviso stop a pagamenti di utenze, stipendi, rate di finanziamenti vari e persino contributi previdenziali. Insomma chi si ritrova col conto corrente scoperto – anche soltanto di 100 euro ma per 3 mesi consecutivi – corre il rischio di risultare “moroso” nei confronti di vari soggetti: dalle varie finanziarie, alle società che ci inviano le bollette di luce, acqua, gas, telefono e tv satellitare fino all’Inps.

Poi per questo sconfinamento viene immediatamente segnalato alla centrale rischi che gli può negare sia qualsiasi tipo di prestito che il mutuo. Semplicemente per un rosso di 100 euro. Una situazione che rischia di mettere nei guai milioni di italiani: stando ai primi calcoli circa 40mila pmi sono in pericolo con la nuova normativa, più complicato è capire invece quanti siano i cittadini che potrebbero finire in questa situazione. Da cui non è semplicissimo uscire specie in un momento delicato come quello che stiamo vivendo con una pandemia in corso.

 Con centinaia di migliaia di persone che, negli ultimi mesi, hanno perso il posto di lavoro, un milione che potrebbero perderlo a partire da aprile quando terminerà il blocco dei licenziamenti deciso per arginare l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus. senza contare quelli che non hanno uno stipendio fisso, chi ha impieghi saltuari e tutti quelli che sono attualmente in Cig e che non ricevono soldi con regolarità. «Diciamo che con le nuove regole decise dall’Europa cambia la modalità di definizione del default» spiega a Libero Elisabetta Mercaldo, responsabile Dipartimento contrattualistica Fabi, «se fino al 31 dicembre 2020 infatti non c’era la quantificazione ma esistevano stesse regole e medesima tempistica (i 90 giorni consecutivi, ndr) ora la differenza la fa appunto la quantificazione dello sconfinamento.

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Cambia la rilevanza del debito: bastano solo 100 euro per le persone fisiche e dopo 90 giorni consecutivi di scoperto si è in default». E se per le persone fisiche il rischio è il blocco del conto, degli addebiti automatici di bollette, rate finanziarie, mutui e il ritiro della carta di credito, per le aziende il rischio è restare senza liquidità, mandando in default non solo l’imprenditore ma anche i suoi dipendenti e fornitori e così l’azienda tutta. «Tutto questo innesca un meccanismo perverso» continua Mercaldo, «perchè il default non riguarda una singola posizione ma coinvolge tutte le posizioni di un correntista. E così una banca è tenuta ad avviare azioni per avere garanzie e a bloccare i conti. E a quel punto gli istituti di credito non possono compensare lo sconfinamento di un imprenditore concedendogli un altro fido». 

Ed ecco che in questa difficile situazione le scelte che il semplice correntista o l’imprenditore hanno a disposizione non sono molte: il rischio usura è veramente dietro l’angolo. Per sanare la situazione e per non ricadere nel breve termine in un altro sconfinamento. Così da lunedì molti artigiani, commercianti e piccoli imprenditori ma anche molte famiglie non avranno più a disposizione quelle piccole forme di flessibilità cui erano abituati, e che li ha sostenuti quest’ anno durante i periodi di lockdown, per far fronte a pagamenti di ogni tipo dalle utenze, agli stipendi dei dipendenti fino alle rate dei mutui che magari avevano già bloccato. «Ciò che potrebbe in qualche modo aiutare è l’atteggiamento che stanno tenendo le banche davanti a queste nuove regole» precisa la responsabile Fabi, «c’è chi ha già anticipato ai clienti l’entrata in vigore della normativa, chi invece, per lo più i grandi gruppi, stanno prendendo tempo per trovare coi clienti delle soluzioni. Sicuramente a dare una forte mano saranno le banche più legate al territorio.

Ma nessuno ha interesse a chiudere il bilancio con meno clienti e minori utili e tutti faranno il possibile per non perdere correntisti». Sul nuovo regolamento Ue dei conti in rosso è arrivata una precisazione di Bankitalia: «La nuova definizione di default non introduce un divieto a consentire sconfinamenti. Come già ora, le banche possono consentire ai clienti utilizzi del conto». Ma la novità sta iniziando a preoccupare anche la politica. Dopo i ripetuti allarmi lanciati nelle scorse settimane da Lega, FdI e Forza Italia, ieri pure i grillini si sono svegliati, chiedendo la sospensione delle nuove norme. Ripensamento chiesto a gran voce ieri anche da tutte le associazioni di categoria di banche e imprese, in una lettera congiunta inviata alle istituzioni Ue.

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