“I parametri di Maastricht non si toccano”. Così la Germania vuole affossare tutta l’Europa

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 L’Europa ha un problema. Un enorme problema. Ma non si tratta di Grecia, Spagna o Italia. Stiamo parlando della Germania. Partiamo dalla fine: di fronte a uno choc esterno formidabile (il Covid-19), Unione europea e Bce hanno dovuto sospendere il Patto di stabilità (poi Fiscal compact) e mettere in campo politiche che sconfessano su tutta linea le assurde regole di Maastricht, che si sono rivelate non solo inique, ma anche del tutto fallimentari. Se non si fosse agito in questo modo, del resto, la baracca sarebbe già saltata. Ora, per gestire il post-pandemia, si è imboccata una via di mezzo, che non risolverà affatto i problemi, ma li rimanderà soltanto: il Recovery Fund. E che cosa ti fa la Germania? Si mette in testa di sabotare questo compromesso e di applicare alla lettera i parametri di Maastricht…

Berlino contro il Recovery Fund

È questo quanto emerso dall’ultimo rapporto mensile della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che è anche la prima azionista della Bce. In estrema sintesi: secondo gli «esperti» di Francoforte, i soldi del Recovery Fund non devono creare alcun debito comune europeo, ma essere messi tutti sul groppone degli Stati membri. Ergo: chi si prende quel denaro, a pandemia finita, deve calarsi le braghe, sottoporsi a un salasso a dodici stelle, e magari pure vendere la figlia al mercato. Tradotto: la Germania ha deciso di condannare la Ue e l’Europa – che non sono la stessa cosa – a morte certa e ineluttabile.

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La concorrenza sleale della Germania

Intendiamoci: a dispetto delle apparenze, i politici tedeschi non sono affatto stupidi. Sono solo dei bottegai il cui unico scopo è tutelare gli interessi della loro classe capitalistica. Le regole di Bruxelles, ormai lo sanno tutti, sono assurde: tanto per rendere l’idea, neanche gli Stati Uniti e il Giappone, con il loro rapporto debito/Pil stellare, rientrerebbero nei parametri stabiliti a Maastricht. Il motivo è semplice: queste regole sono state tarate sulle economie del Nord Europa. Che non sono affatto più «virtuose», ma solo più furbe. Per fare un esempio: nonostante pretenda di moralizzare l’intero continente, nei primi anni dell’euro la Germania ha sforato più volte i parametri sul deficit – e continua a sforare tuttora quelli sul surplus commerciale – per poter dispiegare tutta la sua offensiva mercantilistica: sfrutto una moneta sottovalutata, abbasso i salari reali e, quindi, faccio concorrenza sleale ai miei «alleati europei».

Una nave condannata ad affondare

Il problema di fondo, però, è un altro: come sa chiunque non si chiami Emma Bonino, l’Unione europea non è nata come una genuina federazione di popoli, bensì come una riserva di caccia per nazioni e oligarchie alla ricerca di egemonia. I tedeschi e i francesi si sono comportati di conseguenza, gli italiani e gli altri gonzi dell’eurozona, no. Una cosa è certa: come confermano il rapporto della Bundesbank e le continue menzogne di Frau Merkel, la Germania non vuole gli Stati Uniti d’Europa, ossia una vera integrazione a livello continentale. Vuole semplicemente spolpare i propri «alleati». Chi sostiene il contrario, o non sa quel che dice, oppure lo sa troppo bene. Per farla breve: se non vogliamo una riedizione del «golpe bianco» del 2011 e un’altra «cura Monti», l’Italia deve abbandonare la nave brussellese – una nave destinata ad affondare. Molto presto tutte le contraddizioni dell’Unione europea esploderanno, e ci ritroveremo di fronte a un bivio. Solo allora si vedrà con chiarezza chi sono i patrioti e chi, invece, sta lavorando per il re di Prussia.

Valerio Benedetti

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