Riders padroni dei treni a Milano: minacce e aggressioni a chi non li fa salire

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Riders sui treni di Milano: una situazione che sta diventando davvero insostenibile per quanti siano costretti quotidianamente a viaggiare per raggiungere il posto di lavoro e per i controllori, spesso minacciati o addirittura aggrediti per il fatto di aver chiesto agli stessi il rispetto delle regole.

In particolar modo ciò si verifica sui convogli in servizio lungo la tratta Mortara-Milano, dove i fattorini salgono con le loro bici infischiandosene delle regole, così da raggiungere rapidamente il centro del capoluogo meneghino per le consegne a domicilio. I mezzi a due ruote, che come riferito da un capotreno a “Il Corriere” non potrebbero neppure essere trasportati a bordo, si trovano ammassati a decine nei vestiboli ed impediscono il passaggio degli altri viaggiatori.

A Mortara, stazione ferroviaria a circa 80 chilometri da Milano, i riders arrivano a frotte verso le 16:30, cioè in orario non compatibile al trasporto dei mezzi a due ruote sui convogli: questo, infatti sarebbe possibile nelle corse delle 10:33 e delle 15:33, ma in questa fascia le carrozze restano pressoché vuote. Il risultato della situazione è un accumulo di ritardi da una stazione all’altra, senza contare le forti tensioni che si registrano a bordo, come spiega un capotreno. “Perché ha fatto ritardo il treno?” chiede un uomo nel video pubblicato da “Il Corriere”.

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“Eh, in poche parole, dobbiamo distribuire le biciclette ad ogni fermata. Su questi treni qua non possono salire le biciclette, non si può. Noi in via del tutto eccezionale facciamo partire il treno, perché abbiamo i viaggiatori. Lei era su questo treno?” “Sì”, replica il passeggero.”Ecco, immagino che dopo un giorno di lavoro vuole tornare a casa. Stiamo diventando dei parcheggiatori. Nel senso che quando arrivano questi ragazzi noi li distribuiamo lungo ogni vestibolo, però la situazione è ingestibile”, spiega ancora il controllore.

“Sono nella maggior parte dei rider. Anzi, sono solo rider. E questa è la situazione, è molto pericoloso, però noi facciamo il possibile per distribuire e almeno cercare di partire. A me è capitato l’anno scorso… Sono finito in ospedale per non far salire più di un numero di bici, e sono stato aggredito”, racconta l’operatore ferroviario. “Dall’aggressione alle minacce… le minacce sono all’ordine del giorno. Le minacce capitano proprio… non dico su tutti i treni, ma una volta al giorno sì”.

E in effetti già alle 17:30 il treno è così stracolmo di bici da rendere impossibile non solo il passaggio da una carrozza all’altra ma anche salire sul convoglio da terra. Neppure il macchinista, che in caso di conclamata emergenza dovrebbe poter raggiungere immediatamente l’altro capo del treno, ha libertà di movimento. E quando qualcuno osa chiedere il rispetto delle regole paga pegno ricevendo minacce o addirittura subendo un’aggressione: il convoglio più pericoloso in tal senso resta quello delle ore 22:30, cioè quello preso dai riders per tornare a casa. “Il paradosso è che se chiamiamo la Polfer per farla intervenire ci prendiamo gli insulti degli altri passeggeri perché in questo modo il ritardo aumenta e giustamente dopo una giornata di lavoro vogliono tornare a casa”, dice ancora il capotreno.

il giornale.it

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