Il dolore di un imprenditore: ‘Così andrà tutto agli stranieri’

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Sembra una disfatta. Chiudono tutti. Uno dopo l’altro migliaia di imprenditori sembrano cadere come birilli. Sfiniti dalla crisi economica causata dal lockdown. Arrabbiati con chi sembra non aver fatto niente per aiutarli a rimanere in piedi.

Loro, che hanno speso energie e denaro per rispettare le regole imposte dai Dpcm del governo, mentre la pandemia avanzava giorno dopo giorno, mese dopo mese.

“Stiamo rischiando di sparire tutti e di consegnare la città a grossi gruppi internazionali a cui poco importa della sostenibilità aziendale e della nostra storia”, ha dichiarato, in un’intervista a La Nazione, Marco Valenza, il gestore dei due locali storici in piazza della Repubblica, a Firenze. Per i cittadini del capoluogo toscano il caffè Gilli e Paszkowski sono un pezzo di storia. La famiglia di Marco, negli anni, aveva aperto un terzo locale, in piazza Duomo, il Move On. Ieri, con l’entrata in vigore dell’ultimo decreto di Conte per loro si è resa necessaria una chiusura, sebbene ancora parziale. Il locale che affaccia sulla cattedrale di Santa Maria del Fiore aprirà solo dal venerdì alla domenica. “La maggior parte del lavoro si concentra dalle 17 in poi, dall’orario dell’aperitivo insomma. – Spiega Valenza – Questo è l’ennesimo colpo di grazia in un momento difficilissimo in cui ce la stiamo mettendo tutta per rimanere a galla. Purtroppo la metà dei miei dipendenti, tanti padri di famiglia, sono in cassa integrazione.”

Gente costretta a vivere con pochi spiccioli, quando arrivano… Persone che si sono ritrovate senza lavoro, ma con le tasse da pagare, magari, anche gli affitti da sostenere per garantire alla propria famiglia un tetto. Un destino, quello della chiusura, che rischia di infrangersi anche sugli altri due locali. “Dopo un’estate andata malissimo, verso la fine di agosto abbiamo registrato alcuni segnali di ripresa. Ma con l’aumento dei contagi, il conseguente allarmismo e con la chiusura a mezzanotte prima e alle 18 poi, la situazione è tornata ad essere drammatica”, continua il proprietario. Che poi, ammette che negli ultimi mesi ha lavorato con un 73% di perdite e che, da lunedì, la percentuale è aumentata notevolmente. É un tiro alla fune estenuante, una lotta giornaliera per cercare di salvare il lavoro di anni. “Non so quanto potremo resistere in queste condizioni, – spiega Marco – considerando che ogni giorno in media per aprire uno solo dei nostri locali abbiamo 11mila euro di spese vive a fronte di mille euro d’incassi”.

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É il centro della città rinascimentale a soffrire di più il fermo della pandemia. Negli ultimi decenni le zone tra Ponte Vecchio, Piazza della Signoria e Piazza del Duomo hanno vissuto di turismo. I residenti italiani si sono spostati fuori dal museo a cielo aperto. In zone più comode per la vita quotidiana rispetto al cerchio segnato dalle telecamere rosse che bloccano il passaggio alle auto. Una situazione che, in questo momento, potrebbe essere smorzata, se solo qualcuno lo volesse. Secondo Marco, un piccolo aiuto potrebbe arrivare dal Comune. “Bisognerebbe assolutamente abolire la zona a traffico limitato, assurdo tenerla aperta visto che il centro è deserto, ma anche offrire tariffe agevolate per parcheggiare”.

Eppure, stare tra le mura di quei palazzi storici con le mani in mano, in attesa di qualche cliente costa tanto e avvilisce. Il governo promette e per adesso agli imprenditori rimangono solo illusioni di un aiuto vero e tante richieste che nessuno ha mai ascoltato. Per Marco la soluzione ci sarebbe, il governo dovrebbe “prevedere dei rimborsi in base al calo di fatturato, abolire i contributi sul costo del personale e arrivare ad un accordo con i proprietari di immobili che, di fronte ad una perdita superiore al 20-30% del locale, dovrebbe abbassare il canone di locazione del 50%”.

Se anche voi siete tra le “vittime” della decisione del governo, raccontateci la vostra storia con una mail a segnala@ilgiornale.it e indicate nell’oggetto “Lavorare è un diritto, riaprite i ristoranti”.

il giornale.it

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