Covid, il governo voleva davvero mandare la polizia a casa degli italiani. Ecco la prova

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Non solo i vicini spioni. Per controllare quante persone ciascuno ospita in casa propria il governo voleva davvero impiegare le forze dell’ordine. A richiamare l’esecutivo a più miti propositi e al rispetto della Costituzione sulle norme anti Covid sarebbe stato proprio il capo della Polizia, Franco Gabrielli, chiarendo che l’ipotesi era impraticabile. Per diversi motivi.

Le spaccature nel governo per il nuovo Dpcm

A rivelare il retroscena è stato Il Riformista, citando una nota di Gabrielli in risposta al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che aveva richiesto un parere sulla volontà espressa in particolare dai ministri Pd, Roberto Speranza e Dario Franceschini. Ma la ricostruzione del Riformista su quanto avvenuto nel governo a proposito del nuovo Dpcm non restituisce solo uno scenario prossimo al delirio. Restituisce anche lo stesso quadro di spaccature e navigazione a vista che, al netto della propaganda, emerge di fronte a ogni decisione ci sia da assumere. Il giornale, infatti, parla di un Giuseppe Conte incerto sul da farsi. E che, di fronte all’ipotesi di impiegare la polizia per i controlli anti Covid a casa, decide di coinvolgere il ministro tecnico Lamorgese.

Lamorgese passa la palla a Gabrielli

Ma le frizioni non si fermano a questo. Scrive, infatti, Il Riformista: “Da notare che fino a quel momento Lamorgese, ministro dell’Interno tecnico di un governo politico, non è mai stata coinvolta in nessuna delle riunioni preparatorie del Dpcm fin lì convocate”. Dunque, la titolare del Viminale è “già seccata e non da quel giorno per questa dimenticanza”. Decide quindi di rivolgersi a Gabrielli, probabilmente per togliersi dall’impiccio.

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Gabrielli fredda i bollenti spiriti dei ministri Pd

La palla quindi passa al capo della polizia. Gabrielli, in una nota di una paginetta e mezzo, menziona le criticità che escludono l’impiego delle forze dell’ordine per controllare le case private. Ci sono “questioni di ordine giuridico” e altre di ordine pratico. Fra queste ultime il capo della polizia ricorda che le forze dell’ordine hanno già abbastanza da fare nel contrasto dei reati, la gestione dei flussi migratori e ora anche le norme di contenimento anti-Covid. Dunque, è escluso che possano occuparsi anche di controlli che “potrebbero nascere da meccanismi delatori, rivalità e dissidi di vicinato”.

Niente polizia a casa per le norme anti Covid

Insomma, la nota, intitolata “Ipotesi riguardanti gli assembramenti destinati a svolgersi nei luoghi di privato domicilio”, non si limita al dato tecnico. Di fatto si sofferma anche sull’illogicità di certe ipotesi e sulla assai probabili conseguenze di quel richiamo di Speranza alla delazione. Poi la stoccata finale, che suona come un “somari” rivolto ai ministri che vorrebbero i controlli delle forze dell’ordine. “Al riguardo – si legge nella nota, secondo quanto riferisce Il Riformista – si fa presente che la soluzione prospettata non sembra agevolmente praticabile alla luce dell’articolo 14 della Costituzione che riconosce l’inviolabilità del privato domicilio”.

La provocazione: “Serve lo stato di guerra”

E, ancora, dopo aver citato sentenze della Corte costituzionale e fonti di legge primarie, quindi non i Dpcm, Gabrielli ricorda che la “tutela della salute dell’incolumità pubblica” non è tra i motivi che rendono lecita l’irruzione della polizia nelle case delle persone. ”Ci sarebbe un modo per autorizzare questi controlli: il Parlamento dovrebbe dichiarare lo stato di guerra e conferire al governo i poteri necessari per farvi fronte”, si legge ancora nella nota citata dal Riformista, che non manca di sottolineare il tono provocatorio del suggerimento.

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