La battaglia dell’Anpi: via la stele per i parà

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L’Anpi non smette di stupire. Al centro delle polemiche il monumento al paracadutista che l’Anpd’I (Associazione nazionale paracadutisti d’Italia), nucleo Colline romane, inaugurerà il prossimo 18 ottobre a Nemi.

Per i partigiani della sezione Gismondi «un monumento non dedicato alla pace, ma alla guerra». Tanto che gli scandalizzati nostalgici delle lotte pacifiste hanno scritto nientemeno che al sindaco Alberto Bertucci, che ha dato il suo benestare alla stele, interamente pagata dai parà e che lo stesso ha definito «opera degna di Michelangelo».

I partigiani esprimono «forte preoccupazione anche perché Nemi è conosciuta anche come città dell’amore e la sua comunità cittadina è quanto di più lontano possa esserci da una cultura di guerra. Oltre a ciò – dicono – riteniamo che la stele in questione sia assolutamente fuori contesto storico-paesaggistico, in quanto Nemi non ha mai avuto alcun legame storico e territoriale con tali realtà».

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Per loro, poi, «nel materiale pubblicitario dell’evento di inaugurazione compare un simbolo che richiama direttamente a quelli utilizzati dalle truppe tedesche della Seconda Guerra Mondiale». Chiedono pertanto la rimozione del monumento. Riteniamo inaccettabile che il Comune di Nemi – chiariscono – si sia prestato ad una operazione che trasmette messaggi che nulla hanno a che vedere con i principi ispiratori della Repubblica italiana».

Insomma, quei simboli che l’Anpi dice essere «nazifascisti» vanno subito cassati. Peccato che i partigiani stavolta siano caduti in fallo. La spiegazione è quanto mai semplice. Al di là che il monumento sia un modo per ricordare i caduti in tutte le guerre e missioni, pare malevolo sfruttare la bieca equazione soldato=guerra=cattivo, perché nessuno ama la pace e vorrebbe ripudiare la guerra più di chi ne ha vissuto le indicibili ferite sulla propria pelle. È quindi da rigettare l’affermazione che Nemi non avrebbe nulla a che fare con quei combattenti. Nemi infatti, è una città italiana e come tutte le città italiane ha un debito di riconoscenza nei confronti dei suoi figli migliori, i soldati. I simboli tanto contestati dai partigiani non sono che lo stemma comunale che riporta «benvenuti a Nemi», la scritta «presente», che ricorda i caduti e che è risalente alla Prima Guerra mondiale, un paracadute il logo del Nucleo Colline Romane, che si ispira alla XII legione partica di Gaio Giulio Cesare del 50 AC

il giornale.it

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