Ecco il folle piano del governo Più tasse e tagli alle detrazioni

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Tanta era l’attesa di capire cosa contenesse la bozza della Nadef, cioè la nota di aggiornamento al documento di economia e finanza.

Lo scenario in cui si giocherà la partita decisiva, con la fumata bianca prevista per stasera, dovrà fare i conti, tra le altre cose, con una contrazione del Pil al -9% e un percorso del rientro del debito sempre più complesso.

In ogni caso, secondo quanto riportato da Adnkronos, le prime anticipazioni della Nadef parlano di un pil reale per l’anno in corso alle prese con una una contrazione stimata al 9%, un punto percentuale in più rispetto alla previsione del Programma di Stabilità di aprile. Tutta colpa degli effetti della grave emergenza sanitaria causata dalla pandemia di Covid.

Insomma, il quadro di finanza pubblica a legislazione vigente per gli anni 2020-2023 ha subito un duro colpo. L’ipotesi è quella di tornare alla crescita già nel 2021, per poi raggiungere il livello del pil registrato nel 2019 alla fine dell’orizzonte di previsione.

Aumenta la pressione fiscale

Scendendo nel dettaglio, e andando oltre il quadro generale, due sono gli aspetti da considerare: l’aumento della pressione fiscale e una riforma fiscale che si finanzierà strutturalmente “con il contrasto all’evasione fiscale e con una riforma del sistema delle detrazioni e dalla tassazione ambientali”.

La manovra di finanza pubblica per il 2021 prevede, inoltre, il finanziamento delle politiche invariate non coperte dalla legislazione vigente per circa due decimi di punto di PIL, tra cui “missioni di pace, rifinanziamento di taluni fondi di investimento, fondo crisi di impresa” e altro ancora, oltre al “rinnovo di alcune politiche in scadenza”.

Per quanto riguarda la pressione fiscale, questa dovrebbe salire di un decimo di punto percentuale nel 2020, al 42,5%. Considerando l’intero periodo, crescerà di circa 0,1 punti percentuali, attestandosi al 42,6 per cento nel 2023. “Al netto delle misure riguardanti l’erogazione del beneficio dei 100 euro – si legge ancora nel documento – la pressione fiscale passerebbe dal 41,8 per cento del 2020 al 41,9 per cento nel 2023”.

Il rapporto debito/Pil

Nel 2020 il rapporto debito/Pil salirà di circa 23,4 punti percentuali su base annua. La nuova previsione del rapporto debito/Pil per il 2020 è infatti pari al 158 per cento ed è superiore di quasi 2,3 punti percentuali a quella indicata nel Programma di Stabilità di aprile nello scenario inclusivo delle nuove politiche.

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Questo aggiornamento, si legge ancora, sconta, in aggiunta ai richiamati decreti, anche l’impatto del decreto del 14 agosto (Sostegno e Rilancio), pari a circa 1,5 punti percentuali di Pil per l’anno in corso in termini di indebitamento netto, con conseguente revisione al rialzo dello stock di debito pubblico. Tale revisione incide per 0,9 punti percentuali sulla variazione della previsione del rapporto debito/Pil rispetto a quella presentata in aprile. La rimanente parte dei 2,3 punti percentuali, invece, è dovuta alla revisione al ribasso della previsione del Pil nominale.

Secondo la previsione a legislazione vigente, prosegue il documento, “una crescita della spesa per pensioni più contenuta rispetto a quella dell’economia contribuirà a far scendere il rapporto tra tale spesa e Pil, dal 17,1 per cento del 2020 al 16,2 per cento nel 2023. Cionondimeno, la spesa per pensioni a legislazione vigente nel 2023 risulterà più alta di 0,8 punti percentuali in rapporto al Pil in confronto al 2019”.

Le risorse per gli interventi

Le risorse per il finanziamento degli interventi previsti dalla manovra di bilancio per il 2021 saranno assicurate dai seguenti ambiti di intervento: “la rimodulazione di alcuni fondi di investimento e l’avvio di un programma di revisione e riqualificazione della spesa della PA; la revisione di alcuni sussidi dannosi dal punto di vista ambientale; e incrementi di gettito derivanti dal miglioramento della compliance, correlati anche all’incentivazione all’utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento”.

Si aggiunge poi il “gettito addizionale derivante dalla piu elevata crescita generata dal programma di investimenti descritto”. Tale retroazione fiscale e prudenzialmente inclusa nelle stime solo a partire dal 2022, anche per tenere conto dei ritardi temporali con cui il gettito risponde agli incrementi dell’attività economica.

Per finanziare gli interventi nella manovra per il 2021 è previsto anche “l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal pacchetto Next generation Eu, tra cui quelle dei fondi React-Eu, Sviluppo Rurale e Recovery and Resilience Facility. Per quest’ultimo si prevede l’utilizzo pieno delle sovvenzioni (grants) messe a disposizione del nostro Paese, e un utilizzo dei prestiti compatibile con il raggiungimento degli obiettivi di bilancio”.

La riforma fiscale

I fondi del Next generetaion Eu consentiranno, come si legge nella bozza della Nadef, spazi fiscali per far entrare a regime la riforma fiscale con la quale il governo “si è impegnato a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro, soprattutto per i redditi medi e medio-bassi”.

Sul tavolo ci sono varie ipotesi. Tra queste spicca la cosiddetta tax expenditures, una specie di revisione delle detrazioni fiscali. Detto altrimenti: niente tagli lineari delle aliquote, che rimarrebbero invariate, ma semaforo verde per un nuovo tetto alle detrazioni in base al reddito con un limite del 2%.

Una delle ipotesi più gettonate degli ultimi giorni riguardava soglie di reddito comprese tra i 55mila i 75mila euro annui. Calcolatrice alla mano, se l’asticella dovesse essere piazzata a 55mila, il contribuente potrà detrarre un massimo di 1.100 euro nella dichiarazione dei redditi; in caso di 75mila, la detrazione salirebbe a 1.500 euro. Sotto le citate soglie il meccanismo resterebbe immutato.

il giornale.it

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