Ai Parioli come a Capalbio: «I rom non li vogliamo»: ecco il buonismo nelle roccaforti radical chic

Rom ai Parioli. I Paroli come Capalbio. Dalle baracche di via del Foro Italico ad una delle vie più esclusive di Roma. Questo il destino che il Comune ha riservato a un gruppo di nomadi che viveva nel campo rom abusivo del quadrante nord della Capitale, sgomberato lo scorso agosto. Ma la solita sinistra radical chic che ha nel quartiere una delle roccaforti ha storto il nasino. “Accoglierli si, ma sotto casa degli altri”, è il commento che leggiamo nella bacheca Fb del consigliere FdI Holljwer Paolo.

Dal campo rom ai Parioli

E’ accaduto che un gruppo di rom che ha lasciato  il campo trasformato negli anni in una mega-discarica, ha i requisiti necessari per ottenere un alloggio. Alloggio trovato nell’epicentro della Roma bene. “Il Campidoglio ha chiesto al nostro municipio di prendere in carico queste persone; e hanno deciso di sistemarle all’interno di un locale assegnato al patrimonio municipale che si trova ai Parioli”, spiega Holljwer Paolo, consigliere di FdI nella seconda circoscrizione. Ma c’è un problema. “Noi di  FdI in questi giorni abbiamo protocollato una richiesta di accesso agli atti. Perché pare che il locale assegnato ai rom sia stato anche rimesso a nuovo, con circa 25mila euro tolti dalle risorse per il verde pubblico“.

L’ira dei residenti in stile Capalbio

Il che sarebbe un paradosso vista la deriva e l’abbandono di tutte le aree verdi del territorio”, polemizza Paolo. Ma la cosa buffa è constatare lo stile Capalbio mostrato dagli abitanti dei Parioli che sono stati interpellati in un’inchiesta del Giornale. Si tratta di  una sistemazione provvisoria: sei mesi, un anno al massimo. Eppure o residenti dei Parioli  sono preoccupati, c’è aria di diffidenza. L’ipocrisia è ai livelli estremi: “Davvero? Ma come gli è venuto in mente?”, “Io non sono razzista –dice un romano ai cronisti del Giornale- però a casa mia hanno rubato sei mesi fa. Qui i rom rubano in continuazione, se sono gli stessi che vengono a rubare a casa nostra non mi sembra giusto vederli qua”. Poi parla uno dei portieri delle signorili residenze adiacenti l’area ricavata per gli sfollati. “I miei condomini? Non so come la prenderanno, credo che saranno preoccupati”.

“Integrazione? Parola grossa per loro…”

Parla il “buonista” a metà: “Non ho niente in contrario al fatto che le istituzioni li aiutino in questo modo ma dubito che possano integrarsi qui”. Dice un  altro portinaio: . “Loro sono rom, integrazione è una parola grossa”. “Mi sembra assurdo, questo non è un posto per nomadi” , risponde un giovane. “Mi dà un po’ fastidio e non mi sembra corretto mandarli a stare qui – continua – è poco rispettoso nei nostri confronti: a noi mica l’hanno regalata la casa, qui c’è gente che lavora giorno e notte per permettersi certi appartamenti”. Un altro: “Questa zona è molto controllata ma non fido comunque  loro sono noti per gli atti illegali, credo sia fuori luogo ritrovarseli addirittura come vicini di casa”. “E poi preferirei che al loro posto ci fosse una famiglia italiana“, taglia corto.

Ecco l’accoglienza dei radical chic

Insomma, in fatto di accoglienza il quartiere roccaforte della sinistra radical chic è un po’ deficitario. Ma guarda. L’accoglienza a parole. L’accoglienza nei quartieri altrui…Solo pochi hanno dato ai nuovi “inquilini” il beneficio del dubbio. “Se si comportano bene che problema c’è? Possono restare anche più di un anno – commenta una signora – certo se cominciano a dare fastidio o a sporcare allora il discorso è diverso”. Un caso raro. . Accoglienza sì, insomma, ma lontano dal mio villino. La vicenda rimanda con la mente a Capalbio una delle località più ipocritamente buoniste che l’italia possa vantare. Ricorderete il rifiuto  di accogliere nientemeno cinquanta migranti. Il modello Capalbio, evidentemente fa scuola tra l’intellighenzia che conta.

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