Lega, voci dall’alto: i magistrati e la “strategia della testuggine”, così agiscono in vista delle Regionali

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La strategia della testuggine. «Ha presente la formazione a testuggine? Ecco, è esattamente la condizione plastica del partito davanti a questo plotone d’esecuzione». Gian Marco Centinaio evoca, per i militanti della Lega, la testudo, la formazione difensiva dell’esercito romano (che richiedeva scudi temprati e perfetta coordinazione di gruppo) alla notizia di tre commercialisti del Carroccio appena arrestati. E così, trasformando lo spaesamento giudiziario in risolutezza politica, l’ex ministro e solitamente placido centurione della Lega, commenta il caso giudiziario -l’ennesimo- che s’ accende sul mondo salvinano, con una pirotecnia e una tempistica preelettorale formidabili. Ora siamo alla cosiddetta «Inchiesta Lombardia Film Commission». Stavolta a finire ai domiciliari sono tre revisori contabili vicini alla Lega, Arturo Maria Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni (con l’aggiunta di Fabio Giuseppe Barbarossa). Tutti accusati di aver gonfiato la compravendita di un capannone a Cormano, profonda provincia milanese.

TEORIE AFFASCINANTI
Un’accusa a cui s’ appende un grappolo di ipotesi di reato che svariano allegramente tra peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I dettagli in cronaca. E sono dettagli che incrociano la ricerca del Graal di molti magistrati, ossia la leggendaria indagine genovese sulla sparizione dei 49 milioni di contributi elettorali. Secondo la Procura, il “sistema del capannone” potrebbe essere quello usato per il riciclaggio dei suddetti fondi pubblici; ed ecco le indagini su passaggi di soldi in Svizzera grazie «a strutture societarie complesse». L’ipotesi d’un oliato e criminogeno meccanismo tributario. Che è affascinante, ma è tutt’ altro che provata. Ovviamente Salvini, circondato dagli scudi della testuggine, ostenta «piena fiducia nella magistratura»; e obbietta che la Lega i soldi li prende dalle donazioni degli italiani; e sottolinea che «da anni cercano soldi in Russia, in Svizzera, a San Marino, in Lussemburgo, Liechtenstein, ma non ci sono. Conosco due delle tre persone, sono persone oneste, corrette e dubito che abbiano fatto qualcosa di sbagliato».

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E ci sta. Sicchè, ora, ogni militante in Lega -specie Centinaio che, da ministro dell’Agricoltura conferì a Di Rubba un ruolo importante- mette «la mano sul fuoco» per i tre amigos commercialisti al gabbio, «a costo di bruciarla, la mano». E dunque tutti noi attendiamo con ansia e fiducia, che la magistratura si esprima. Certo, magari ci stranizziamo per l’opportunità, per la foga dei tre arresti riferiti ad un’inchiesta partita tre mesi fa; arresti eseguiti proprio mentre uno degli arrestati -Manzoni- si era già recato in Procura spontaneamente. E un altro -Di Rubba- aveva fissato l’appuntamento coi pm per l’altro ieri; e gli sono arrivate, all’improvviso, le manette mentre le mani salde trascinavano faldoni difensivi verso gli uffici giudiziari. Certo, magari, in un angolino del nostro cervello, ci sovviene di quando, intervistato da Pietro Senaldi sul processo per la Gregoretti del 3 ottobre prossimo, Salvini annunciò di eleggere Catania a domicilio della resistenza, per trasformarla con «eventi e dibattiti, nella capitale delle libertà d’opinione». Certo, magari, ci affiora perfino il dubbio che, per uno strano fenomeno fisico, ci siano dei gip zelantissimi alle pendici d’un’elezione.

«La prassi è chiara: non riesco a sconfiggervi con le elezioni, e insinuo il dubbio, nella testa della gente, che voi siete dei ladri…», sostiene sempre Centinaio. Molto tranchant. E uno dice: ma dài, magari i magistrati sono semplicemente rientrati dalle ferie e hanno soltanto riaperto i dossier. E non c’entra nulla la copertura di una sinistra in difficoltà che rischia di perdere le Regionali perfino in Toscana. Epperò, poi, uno scava nella memoria. E ti torna il mente il caso dell’Armando Siri, trifolato per presunte mazzette e per l’acquisto “illecito” di un palazzo intestato alla figlia; e, per lui, dopo le dimissioni da sottosegretario, livore e inchieste scompaiono (anzi sul palazzo la Procura di Milano ha dichiarato l’inesistenza del fumus del reato).

IMPERLATE DI REATI
Eppoi, ti sovvieme il “Russia-gate” col mitico Gianluca Savoini ex portavoce di Salvini coinvolto in tonanti indagini che parevano uscite dalla penna di Ian Fleming. E ti scorreno sotto gli occhi i «35 voli di Stato sospetti» di cui avrebbe abusato Salvini al Viminale. Eppoi, la storia del tesoriere Centemero indagato per finanziamento illecito a Radio Padania; e quella delle forniture dei camici al cognato di Fontana e dei test sierologici a un’azienda vicina alla Lega. E ancora, il processo per la Open Arms. Imperlata di reati micidiale. Qui ha più procure sul collo Salvini che Pablo Escobar ai bei tempi dei Narcos. E, dopo tutto ciò, be’, capisci perchè il legionario Centinaio s’ incazzi. La domanda ora non è quanti avvisi di garanzia potranno fioccare verso la Lega; ma quanti voti in più la Lega potrà, per contrappasso, incamerare… 

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