La “amichetta” dei clandestini del PD, Giulia Nicolini, sputa sui lampedusani: “Non c’è nessuna divergenza a Lampedusa”

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Torna a parlare l’ex sindaco dem di Lampedusa Giusi Nicolini, e, come era ovvio attendersi dal personaggio, si schiera a favore della politica dei porti aperti minimizzando al massimo il problema dell’immigrazione clandestina che in combinazione con l’emergenza Coronavirus sta letteralmente mettendo in ginocchio l’isola.

Intervistata da “Huffington Post”, si dice quasi sorpresa dall’eccessivo allarmismo dei cittadini a causa dei 1500 stranieri presenti (370 nelle ultime ore) e degli oltre 19mila arrivi fino ad ora accertati dal Viminale nel 2020.“Non c’è alcuna emergenza a Lampedusa, ci sono turisti che vanno al mare, che anche sfidando il Covid affollano spiagge, locali, ristoranti, bar, mangiano granite, fanno colazione”, spiega l’ex primo cittadino. “Questo è un Paese senza memoria, quando ero sindaco io ne ricevevo anche 2.600 in ventiquattro ore di migranti”, ricorda in modo polemico. “Il nostro Paese dal 2014 al 2016 ha visto numeri come 140.000 arrivi, 160.000, quindi con 17.000 persone che sono sbarcare nel 2020, non si può dire che quelli degli ultimi giorni siano stati sbarchi da invasione“, afferma ancora con sicurezza.

Che ci si trovi in una condizione differente ora, a causa dell’emergenza Covid è cosa evidente, ma Nicolini ha le idee chiare. “Siamo stati per settimane a parlare del dilemma delle discoteche e il Governo non ha fatto un piano straordinario per gli sbarchi”, dice polemicamente. “Questi ultimi ci sono sempre stati e non c’è un accordo con la Libia, non c’è accordo con la Tunisia, non c’è Salvini, non c’è Minniti che tenga e che possa fermare un fenomeno epocale con ragioni profondissime che non potremmo mai risolvere a breve termine neanche se cambiasse tutto l’ordine mondiale e smettessimo di affamare quei Paesi”.

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Per l’ex sindaco dem, quindi, bisogna semplicemente arrivare all’accettazione del fenomeno migratorio, oramai fatto assodato e ineluttabile. Tuttavia, “sapendo che c’è il virus, si sarebbe potuto fare un piano straordinario e non trovare rimedi come la nave-quarantena che non è una soluzione adeguata”. Le navi quarantena dunque non sono una soluzione che aggrada Nicolini, meglio l’ausilio eventuale degli aerei: “Le quarantene sono lunghe e le navi non hanno sufficienti posti se i migranti continuano ad arrivare. Non occorre essere un grande scienziato della politica per farsi quattro conti”, spiega. Quale soluzione migliore si potrebbe ipotizzare?

“È difficile pensare a un aereo che in giornata alleggerisca il peso dell’accoglienza?”, suggerisce l’ex sindaco. “Anche perché le navi-quarantena costano tantissimo e con gli aerei immagino si potrebbe persino risparmiare. Ma non avendo un piano, non avendo quindi strutture per ospitare e distribuire le persone a livello nazionale, l’ultimo anello sono queste navi”.

Ogni Stato europeo deve fare la sua parte, spiega Nicolini, Italia in primis: “Vanno rifatti i soccorsi in mare con il monitoraggio e ricerca delle motovedette della Guardia costiera e poi con l’utilizzo delle navi della Marina militare invece di spendere milioni di euro a noleggiare navi private. Così si prevengono anche i naufragi”.

E quali migliori alleati delle navi Ong per gestire il problema? L’ex primo cittadino non ha dubbi: “Si deve fare squadra con le Ong, non fargli la guerra come ha fatto Salvini e prima di lui Minniti. Anche su questo si deve pensare poi a un piano di collocamento nazionale. Le navi delle Ong, in sostanza, vanno aggregate in un sistema attraverso una grande operazione individuando anche le strutture”, spiega ancora.

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