In Bangladesh è boom di certificati falsi per imbarcarsi verso l’Europa

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Sono negativi i primi 270 tamponi effettuati sulla comunità bengalese della Capitale. Dopo l’appello delle autorità islamiche centinaia di persone si sono recate ai drive in per sottoporsi allo screening lanciato dalla Asl Roma 2.

“Non ci saranno problemi: stiamo lavorando con le autorità italiane per rintracciare i bengalesi sbarcati in Italia da inizio giugno”, ha detto l’ambasciatore del Bangladesh in Italia, Abdus Sohban Sikder al Messaggero.

Ma è lo stesso quotidiano a lanciare l’allarme sulla situazione nel Paese del sud-est asiatico in cui decine di pazienti infetti riescono a lasciare le loro case grazie a falsi certificati che attestano la negatività al Covid-19. Un giro di corruzione che comprende ospedali, sindacati e imprenditori, denunciato da Mohammed Taifur Rahman Shah, presidente dell’associazione ItalBangla. Sempre al Messaggero il rappresentante della comunità bengalese ha spiegato come da quando l’epidemia ha iniziato a diffondersi nel Paese sia diventato estremamente semplice procurarsi un documento falso che certifichi il proprio stato di salute.

Il prezzo dell’attestato andrebbe dai 30 ai 50 euro e permette ai cittadini bengalesi di imbarcarsi sui voli diretti verso l’Europa. Per partire, infatti, è necessario sottoporsi ai test e dimostrare di non essere positivi al Covid. È per questo che l’affare viene proposto all’esterno degli ospedali, dove decine di persone si mettono in fila per fare i tamponi. Gli interessati, secondo la ricostruzione del quotidiano di via del Tritone, venivano condotti in una copisteria interna al General Hospital di Mugda, dove venivano sottratti i codici dei documenti originali grazie alla complicità di alcuni dipendenti e stampati i certificati falsi.

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Non tutti, poi, sanno che si tratta di una truffa. C’è anche chi lo acquista in buona fede non solo per poter partire, ma anche per dimostrare di non essere positivo al virus. Alcune organizzazioni, infatti, avrebbero iniziato a guadagnare facendo test a domicilio a pagamento con la promessa di rilasciare un certificato di buona salute. Il caso sarebbe arrivato fino in Parlamento, con le forze speciali della polizia bengalese che hanno già effettuato arresti e sequestri. Secondo quanto si apprende dai media locali lunedì scorso in un blitz della polizia è stato scoperto un istituto sanitario che aveva consegnato migliaia di certificati senza fare i tamponi ai pazienti.

Persone che potrebbero essersi imbarcate anche sui voli diretti verso il nostro Paese. Per questo il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiesto all’Europa nuove “rigorose misure cautelative”per contrastare “l’insorgenza di focolai di contagio da Covid-19, innescati da persone provenienti da paesi terzi”. “Oggi più che mai serve una politica comune nella gestione dell’emergenza”, ha scritto Speranza in una lettera indirizzata al commissario Ue alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, e a Jens Spahn, ministro della Salute della Germania, Paese che detiene la presidenza di turno dell’Ue.

Dopo lo stop ai voli dal Bangladesh deciso dal governo italiano, infatti, ieri sono stati costretti a tornare nel proprio Paese 125 passeggeri bengalesi che si trovavano a bordo di un velivolo proveniente dal Qatar. Gli altri 97 viaggiatori sono stati sottoposti ai test e sottoposti ad un periodo di isolamento domiciliare.

il giornale.it

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