Bambini trans a 9 anni, se non sei d’accordo Facebook ti censura. Chiedete a Pillon

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Roma, 7 lug – La censura dei giganti social non guarda in faccia a nessuno. Se Twitter può mettersi a limitare la libertà di espressione di Donald Trump, figurarsi se Facebook non può eliminare in maniera arbitraria il post di un umile senatore italiano come Simone Pillon. La colpa del leghista? Quella di aver criticato QUESTO colorato e coccoloso video-reportage di Freeda, dove si racconta la vita felice di una “bambina transgender di 9 anni”, che con grande consapevolezza a “3-4 anni ha detto ai suoi genitori di volersi operare e morire”. Ora per fortuna si sente “super libera” e a breve inizierà la cura ormonale e non si esclude da qui in futuro anche la castrazione chirurgica. 

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La censura contro Pillon

Pillon aveva semplicemente ricondiviso il video sulla sua pagina, commentando negativamente l’idea che un simile percorso potesse rappresentare una scelta consapevole del bambino. Un’opinione legittima? Per Facebook no, visto che il post è stato rimosso per aver violato gli ormai celebri “standard della comunità” in termini di “incitamento all’odio e all’inferiorità”. Questa mattina il senatore leghista ha denunciato la censura subita: “Chi discrimina davvero? Avevo postato tutto il mio sdegno per un bambino spagnolo di 9 anni trattato come un transessuale. Il post è stato bloccato e rimosso da Facebook. Chi incita all’odio? Chi vuole che i bambini possano crescere liberi da condizionamenti ideologici o chi impone le terapie ormonali e la castrazione chirurgica?”, si chiede Pillon.

L’appello di Pillon contro la legge sull’omotransfobia

Il senatore leghista conclude il suo post mettendo in guardia su quanto potrà accadere a breve grazie alla legge sull’omotransfobia voluta dal governo giallofucsia: “Oggi il bando su Facebook. Domani la galera con la legge zanscalfarottoboldrini. Giovedì prossimo alle 17 sarò convintamente in piazza Montecitorio per essere libero di poter dire che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine. Passaparola. Potrebbe essere l’ultima volta. #restiamoliberi”. 

Davide Di Stefano

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