“Maria aiuto dei migranti? Meglio ‘Evangelizzatrice'”

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Le nuove litanie decise da papa Francesco fanno discutere. Tra le novità apportate, c’è “Maria aiuto dei migranti”. Per qualcuno non era necessario che Bergoglio inserisse quella espressione.

Il termini “afflitti”, per esempio, comprenderebbe già anche coloro che cercano rifugio sulle nostre coste. Insomma, è inutile girarci attorno: esiste chi pensa che quella litania sia il frutto di un pensiero ideologico. Quasi come se il Papa della Chiesa cattolica avesse voluto che la parola “migranti” entrasse a far parte di diritto delle invocazioni.

Certo, Jorge Mario Bergoglio non si è limitato solo a quella litania: sono state introdotte anche “Mater spei” e “Mater misericordiae“, ossia “Madre della speranza” e “Madre della misericordia”. Ma in questi giorni si è parlato soprattutto di “Maria soccorso dei migranti”. “Solacium“, in latin,o ha più di un’accezione, ma in questo caso si intende associare la figura della Vergine all’ausilio fornito in favore degli “ultimi” e dei “penultimi” del globo terrestre. La pastorale di Francesco è chiara sul punto.

A condire il quadro c’è il fatto che la notizia sia arrivata per mezzo di una comunicazione ufficiale firmata dal cardinal Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e per la Disciplina dei sacramenti. Sarah, che certo non è etichettabile, è considerato un “conservatore”. Nel corso degli anni passati, il porporato africano ha espresso posizioni critiche sul tema dell’immigrazione. Ma la Curia romana è governata dal pontefice argentino. E questo è un elemento che non può non essere evidenziato. Quello che pensa Sarah, insomma, è relativo rispetto all’opinione del Papa quando si tratta di documenti contraddistinti dal crisma dell’ufficialità come questo sulle tre nuove litanie. Ma chi è che sta riflettendo su quanto disposto dal successore di Pietro?

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Monsignor Nicola Bux, per esempio, che abbiamo voluto sentire in merito, ha detto quanto segue: “Non dirò dell’amico Solazzo di cognome, che mi ha comunicato d’essere finito nella Litanie Lauretane! Dirò invece di una convinzione di Paolo VI: Montini non esiste più, è come morto. Cioè, il papa, come ogni ministro ecclesiastico, non insegna o addirittura impone la sua idea, ma la fede della Chiesa, altrimenti il magistero diventa ideologia”. Il rischio sarebbe quello di rendere il magistero “ideologizzato’. Bux ha continuato: “Forse, chi ha suggerito l’idea della nuova invocazione mariana, scomparsa la classe operaia, vuole sostituirla col discusso fenomeno migratorio. Ma, una volta cessato il fenomeno, l’invocazione sarà tolta dalle Litanie? Se invece durasse indefinitamente, starà a ricordare la parola di Gesù: “i poveri li avete sempre con voi”? Forse, sarebbe stata più efficace l’invocazione: “Stella evangelizationis migrantium”? Questa, sì, un’azione propria e permanente della Chiesa, di cui Maria è immagine compiuta”.

Questa ratio è altrettanto cristallina: sarebbe stato preferibile un riferimento alla natura evangelizzatrice della Chiesa, dunque della Madre di Dio. A Monsignor Nicola Bux ha fatto eco don Alfredo Maria Morselli: “Avrei preferito ‘Evangelizzatrice dei migranti’, visto che oggi il flusso migratorio è soprattutto di islamici”. Il sacerdote entra dunque a gamba tesa, per così dire, sul tema della fede di appartenenza di coloro che migrano in direzione del Belpaese, e non solo. Morselli chiarisce con una battuta: “Speriamo che non chieda agli angeli di trasferire una moschea in italia per par condicio con la Santa Casa di Loreto”.

Quando Bux ha nominato “l’amico Sollazzo” si è riferito a padre Francesco Sollazzo, un altro consacrato che su “Maria soccorso dei migranti” sembra avere più di qualche dubbio. Il passionista, che è stato a sua volta contattato da IlGiornale.it, pensa che “Il primo pensiero che si è portati a fare, è che se ne siano introdotte tre per introdurne una, cioè l’ultima. Se essa fosse stata introdotta da sola, è facile immaginare che avrebbe incontrato molte più resistenze da parte dei fedeli cattolici”. Ma non è tutto. Padre Francesco insiste: “La recente decisione della Santa Sede, infatti, sembra più rispondere ad una esigenza politica che non teologica, infatti l’immigrazione è un tema che occupa le discussioni politiche di questi tempi. Ed è proprio questo fatto che dà più perplessità”.

“Perplessità”: questa è la parola attorno cui ruotano queste disamine. Ma il Papa e i vertici del Vaticano sono fermi sulle loro posizioni.

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