“Così a settembre non si torna a scuola”. Famiglie, presidi e prof contro la Azzolina

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In Italia è seriamente a rischio la garanzia del diritto allo studio. Famiglie, dirigenti scolastici, studenti, docenti e sindacati in blocco bocciano le Linee Guida del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

O si investe di più, non soltanto economicamente, sulla scuola o davvero sarà impossibile tornare in aula a settembre.

Ieri l’incontro della Azzolina con i sindacati che hanno messo sul tavolo tutti i nodi che non possono essere sciolti dalle generiche indicazioni contenute nelle attesissime Linee Guida che saranno ufficializzate oggi dal ministro ma che sono già note nella loro sostanza che spinge sull’autonomia scolastica.

Tradotto in concreto significa che i presidi dovranno arrangiarsi con quello che hanno. Non a caso sono stati i primi a puntare i piedi facendo osservare che le norme di sicurezza raccomandate dal Comitato Tecnico Scientifico non sono applicabili e che le indicazioni del ministero non servono a superare le carenze di organico, la mancanza di spazi adeguati, l’impossibilità di garantire la sicurezza per studenti e docenti.

Oggi genitori, insegnanti, studenti scenderanno in piazza in 60 città per sollecitare risposte concrete dal governo. La Azzolina promette «tutto il sostegno necessario» con «un pacchetto di soluzioni e tutte le risorse che servono» accompagnando «le scuole una per una, fino alla ripresa di settembre». Ma il ministro non convince né i presidi né i sindacati.

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Ieri il Cts ha aggiornato le norme per la sicurezza. Oltre al lavaggio frequente delle mani, il divieto di accedere ai locali scolastici con 37,5 febbre che però va misurata a casa. Ovviamentechi entra a scuola non deve essere stato in quarantena o a contatto con soggetti positivi al Covid. Poi banchi singoli distanziati di almeno un metro e almeno 2 dalla cattedra. Ingressi scaglionati per evitare di ingolfare il trasporto pubblico. L’obbligo di indossare le mascherine durante le lezioni verrà rivalutato prima del rientro a scuola.

Mario Rusconi presidente di Anp Lazio, fa notare che «solo per Roma e Provincia abbiamo 48mila studenti tra medie e superiori e la metà di questi rischiano di non essere inseriti in classe». La Azzolina chiede di «utilizzare altri spazi per creare aule» ma dovranno essere a norma e vicini alla scuola. Anche l’ipotesi di fare lezione all’esterno non è praticabile in inverno, osserva Rusconi che ipotizza «tensostrutture con il riscaldamento» e si dice spaventato e preoccupato.

Per Pino Turi, Uil, «il richiamo letterale all’autonomia delle scuole non può nascondere la mancanza di scelte ed indicazioni da parte del decisore politico». Per la Uil «il ministero sembra deresponsabilizzarsi, inviando alle scuole, a partire dai dirigenti scolastici, l’obbligo e la responsabilità, anche legale, di individuare strade e soluzioni senza gli opportuni investimenti».

Per Rino Di Meglio, Gilda, «non c’è niente di concreto». Impossibile ripartire così «considerato che le linee che si dovrebbero seguire non sono affatto chiare neanche sul distanziamento da tenere».

Grande preoccupazione anche per

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl scuola. «Mancano un cronoprogramna definitivo e risorse certe. Le domande sui tempi scolastici ridotti, le aperture frazionate, i plessi sovraffollati non hanno trovato alcuna risposta. – denuncia la Gissi- Non c’è nessun accenno alle dimensioni del distanziamento. Non c’è una riapertura in grado di garantire alle famiglie e agli studenti misure di sicurezza».

il giornale.it

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