Massimo Mantellini, chi è l’esperto anti-odio del governo che vuole “rinchiudere i lombardi in Lomardia”

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L’odio, si sa, è un po’ come il garantismo: è tale solo quando è rivolto verso se stessi e i propri amici. Quando riguarda gli altri non è odio, è analisi, giudizio, magari duro, ma onesto; è libero esercizio di critica, è satira, uno sguardo pungente e spietato forse, ma pieno di verità che chiedono di essere rivelate. Massimo Mantellini è un esperto di internet, un blogger navigato, e queste cose le sa. Ed è per questo che il governo lo ha scelto come membro della task force (sì, c’è anche questa) «contro l’odio in rete». Mantellini queste cose le sa e sul suo profilo Twitter ci offre un cinguettio delicato che traccia il confine invalicabile tra l’odio decerebrato e la dolorosa osservazione, tra il razzismo cavernicolo e la cura amorevole e pedagogica verso l’altro. Trattando da par suo della riapertura dei confini regionali dopo l’emergenza da Coronavirus scrive con penna, anzi tastiera, ferma: «La dico piano: chiudiamo i lombardi in Lombardia. Almeno per questa estate». 

QUANTO AMORE
Da notare la mano dell’esperto: lo dice piano. E poi: loro, «i lombardi», quelli che già da mesi attirano su di sé l’odio riservato agli untori, chi meglio di loro per dispensare questo zuccherino d’accoglienza. Lo dice piano, ma comunque, lo dice: «chiudiamo» questi lombardi, noi puri, non infetti dal morbo e da una giunta regionale ripugnante quasi come il virus cinese. Chiudiamoli. «Almeno per questa estate». Almeno. Poi vedremo, nella nostra benevolenza e magnanimità. Mantellini è un esperto che nella sua biografia ci fa sapere che da anni scrive di «Internet e tecnologia su carta e in rete» e su testate che contano «Punto Informatico, Internet Magazine, Il Sole24ore, L’Espresso, Il Post, Fanpage» e per questo è stato chiamato dal governo a combattere la dura battaglia contro l’odio in rete. Infatti, questa sua uscita ha subito lasciato una scia di fratellanza e di concordia digitale. Il primo ad abbracciare virtualmente il blogger è il leader leghista Matteo Salvini che, chissà perché, non coglie il fiore di civiltà che gli viene offerto e, sempre su Twitter, replica: «Parla l’esperto “intellettuale” scelto dal governo per la task force contro l’odio in rete. Ma vi rendete conto? Disgustoso».

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 E dopo il leader, sul raffinato social dei cinguettii scendono in campo gli altri leghisti. «Pensare di chiudere i lombardi in Lombardia è un chiaro atto provocatorio nei confronti della Regione e una mancanza di rispetto verso tutti gli italiani per i quali il governo dovrebbe garantire uguali diritti. Lo sciacallaggio mediatico a cui abbiamo assistito in questi mesi deve essere sfuggito di mano al governo, se anche uno dei suoi rappresentanti si permette tali esternazioni», scrivono i deputati Massimiliano Capitanio e Giulio Centemero. I quali annunciano che convocheranno Mantellini «in Commissione Fake News e poi chiederemo al ministro Pisano di rimuoverlo dall’incarico». Idea sulla quale si trova d’accordo anche il segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi: «Per la serie, l’uomo sbagliato al posto sbagliato. Questo governo di incompetenti su tutto è riuscito a nominare questo signore come esperto nella task force contro l’odio online. Alla faccia… Ora Conte abbia almeno la decenza di cacciare via subito questo Mantellini dalla task force».

BUFERA ONLINE
Il problema è che l’esprit intellettuale di Mantellini non ha acceso le ire dei soli leghisti, notoriamente non avvezzi alla raffinatezza. Ha scatenato la furia di gran parte di quel popolo di internet a cui si rivolgono le cure amorevoli e anti-odio dell’esperto governativo. Qualcuno lo dice più piano dell’esimio blogger e si limita a osservare che «capperi, ho prenotato in Trentino!». Qualcuno però non si allinea allo spirito d’amore e, come Massimiliano B, propone di «chiudere anche il pagamento delle tasse allo stato centrale, poi vediamo come va a finire». E Matteo rincara: «Non solo: ognuno si cura e cerca opportunità di lavoro nella propria regione di appartenenza. Poi discutiamo della chiusura della Lombardia». Un utente che si denomina “the best sovranista” concorda: «Sono d’accordo. Chiusi in Lombardia. Coi nostri soldi però. Per sempre». E Barbara: «Annettiamoci alla Svizzera e fanc@lo a tutti». Sofy La Topa (proprio così): «Lo dico piano: ma va’ a caghèr. Anche se non sono lombarda quest’ odiosa affermazione fa uscire per solidarietà il milanese che è in me». Istinto milanese che unisce anche Francesca: «Non sono lombarda, ma Milano mi ha dato la possibilità di frequentare un ambiente universitario eccezionale, e le devo molto. Troppo comodo usarla quando fa comodo e poi sputarci sopra». 

Insomma, un florilegio di concordia per oltre 1500 messaggi che stupisce sul profilo di uno pagato per eliminare l’odio. Tanto che il buon Mantellini sente di dover dispensarci un altro po’ di saggezza. «Due cose interessanti», scrive, «mi pare escano dai commenti del mio tweet. La prima è che mi pare ci sia moltissima tensione in giro. Più del solito», ma guarda che stranezza. «La seconda, che esiste un riflesso automatico per cui se tu parli di salute molti rispondono parlando di soldi».

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