Caso Palamara, Nordio: «Provo disgusto e pena». E ricostruisce la vicenda passo dopo passo

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Nuovo affondo di Carlo Nordio. «L’impressione di disgusto per quello che è emerso è stata poi sostituita da un’impressione di pena e per certi aspetti anche di compassione. Palamara non è l’unico a essere inserito in questo sistema che lui stesso ha creato e ha contribuito a mantenere». L’ex procuratore aggiunto di Venezia, ospite di Porta a Porta, ha commentato l’intervista di Bruno Vespa a Luca Palamara, ex consigliere del Csm sotto inchiesta a Perugia per corruzione.

Nordio: «Le correnti, il giocattolo dell’Anm»

«Se fosse stato inserito il trojan in molti altri suoi colleghi di alti incarichi correntizi», ha aggiunto Nordio, «sarebbero più o meno emerse le stesse cose. Il sistema delle correnti lo denunciamo da oltre 20 anni. Nessuno lo ha mai corretto ed è un giocattolo che l’Anm vuol mantenere perché conferisce loro potere».

«Quel dischetto che si rompe…»

Però «emerge una cosa in queste intercettazioni», ha spiegato Nordio. «Come tutte le intercettazioni, devono ancora essere trascritte con la garanzia della perizia. E guarda caso, quando c’è qualcosa di… diciamo più succoso, il dischetto si rompe». Come «si ruppe più di 20 anni fa al bar Mandara, quando vi fu uno scandalo che coinvolse politici e magistrati».

Cosa è emerso di brutto

In ogni caso, ha aggiunto Nordio, «che cosa emerge di brutto, quasi di sacrilego?». Emerge «il contatto tra il dottor Palamara, che dice che bisogna attaccare un ministro benché sia innocente», e il fatto che «poi questo contatto non è limitato ad altri colleghi, ma pare si sia esteso addirittura al pm che indaga sul dottor Salvini».

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La ricostruzione di Nordio

«Ora, io non penso minimamente che in quel colloquio che è stato riportato dai giornali con il dottor Patronaggio, pm di Agrigento, si sia parlato di Salvini. Però se si mettono insieme la frase che bisogna attaccarlo, l’iscrizione nel registro degli indagati e il fatto che quel pm ha tenuto un comportamento un po’ stravagante…». Stravagante «nel senso che è entrato nella nave Diciotti. Poi ha contestato il reato di sequestro di persona. E ha lasciato le cose come stavano, senza sequestrare la nave e liberare i sequestrati. Quindi rendendosi quasi concorrente nella commissione del reato, perché aveva il dovere giuridico di impedire che proseguisse».

«Se fossi io l’imputato…»

Dunque, ha continuato Nordio, «mettendo insieme queste cose, io non credo minimamente che ci sia stata un’interferenza nel merito. Però se fossi un imputato, un indagato, mi domanderei sempre se il mio giudice abbia avuto dei contatti con il dottor Palamara come quelli che abbiamo sentito».

L’importanza del sorteggio

Le proposte di riforma di cui si sta discutendo in questi giorni? «Se non si passa al sorteggio», ha detto Nordio, «resterà tutto inevitabilmente come prima. Anche la formazione del collegio uninominale aggraverà il problema». Questo perché «le correnti si spartiranno i posti, le sedi, le candidature, esattamente come nel 1994 e nel 1996 i partiti si spartirono i collegi uninominali con gli accordi di desistenza. Il sorteggio è l’unico modo».

Nordio: «La Costituzione non è il Vangelo»

Certo, ha concluso Nordio, «bisognerà cambiare la Costituzione. Ma la Costituzione non è il Vangelo, si può cambiare. Se i Padri Costituenti risorgessero ora sarebbero i primi ad essere disgustati del malgoverno che questa magistratura, o meglio, questa parte malata della magistratura, ha fatto della Costituzione. Nell’intermezzo si può fare una riforma che possa coniugare il sorteggio con una sorta di elezione e renderla compatibile con la Costituzione».

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