Caso Palamara, Gasparri: «Nelle sue chat inquietanti rapporti tra Pd e toghe romane»

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Una miniera, Palamara. Anzi, un grappolo dove ogni “ciliegia” se ne porta dietro un’altra. Di tanto è almeno convinto Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che ha annunciato iniziative parlamentari per fare luce su quanto sta uscendo dalle chat intercettate sul cellulare della toga indagata a Perugia. Intercettazioni che Gasparri definisce, non a caso, «istruttive». A cominciare da quella che lambisce Giuseppe Pignatone, già procuratore capo a Roma, lasciando intravedere un sottobosco di relazioni più o meno commendevoli tra toghe e partiti.

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Gasparri: «Pignatone deve spiegare tante cose»

L’ex-ministro vuole approfondire quel che ha appreso dalla stampa. Soprattutto, vuol capire il significato vero di quel Pignatone che «prima gli parava, il c…» e poi non più. Forse, chiede Gasparri, Palamara «alludeva a un atteggiamento protettivo della procura di Roma e di Pignatone nei confronti dell’allora vertice del Pd?».  Oppure «ci si riferiva a Renzi». Interrogativi inquietanti, più che domande legittime, alla luce delle istituzioni coinvolte e anche della circostanza che vuole Palamara «sul punto di candidarsi» con quel partito. Un’ipotesi verso cui Pignatone, «esprime attenzione», almeno a giudicare, precisa Gasparri, «da quanto si legge nei virgolettati delle intercettazioni». Del resto, incalza il parlamentare, «ci sarà pure una ragione per cui a Roma il Pd è sfuggito a tante inchieste».

«Il leader di Unicost non può pagare per tutti»

E qui la “ciliegina” ha il volto di Nicola Zingaretti. «C’era un rapporto – chiede Gasparri – tra il leader del Pd, la sinistra romana e la procura di Roma? Era Palamara il punto di contatto? E quale è stato il ruolo di Pignatone in quel contesto?». Interrogativi che risuoneranno presto nell’aula del Senato. Gasparri non farà invece denunce. «Mi pare inutile – spiega -, perché è noto il principio che cane non morde cane». In ogni caso, il verminaio va scoperchiato. Non fosse altro perché Palamara, a giudizio del senatore, «non è l’unico protagonista e non può essere lasciato da solo a pagarne le conseguenze». Anche Pignatone deve spiegare molte cose. «Vogliamo capire tante cose su immobili, affitti e vicende che – conclude Gasparri – dovranno essere riviste con trasparenza».

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