La nave-quarantena “esplode” La furia dei migranti a bordo

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I migranti non vogliono stare sulla nave quarantena, protestano e vengono “accontentati”. È quanto successo ieri a Porto Empedocle, nell’agrigentino, all’interno della Moby Zazà, la nave entrata in funzione la scorsa settimana per ospitare i migranti che arrivano a Lampedusa e nelle coste della provincia di Agrigento attraverso gli sbarchi autonomi.

Nella giornata di ieri, mentre la nave si trovava nella banchina per effettuare i rifornimenti, 14 tunisini hanno iniziato a protestare con lo scopo di poter abbandonare l’imbarcazione. La situazione ha rischiato di degenerare ed è stato quindi deciso di far scendere i “ribelli” sulla terraferma per trasferirli in un secondo momento in un centro di accoglienza. Nella tarda serata, dopo essere stati foto segnalati dalla polizia, i 14 migranti sono stati accompagnati nel centro ex Villa Sikania di Siculiana.

Non c’è pace per la nave quarantena che, a pochi giorni dalla sua apertura ai migranti, ha già registrato episodi di una certa gravità. Prima della protesta di ieri infatti, mercoledì scorso un giovane tunisino si è lanciato dalla nave. Il suo corpo privo di vita è stato ritrovato alcune ore dopo da un elicottero della capitaneria di Palermo. Quanto accaduto ha suscitato molto scalpore, in primis nel mondo della politica. Ma non sono mancate le polemiche nemmeno da parte delle Ong che operano sul Mediterraneo. Ad esempio la Sea Watch ha parlato di “prigione galleggiante” per i migranti.

Come si ricorderà la nave quarantena è stata più volte chiesta dal sindaco di Lampedusa, di Pozzallo e di Porto Empedocle, unitamente ad altri sindaci dell’agrigentino, già dallo scorso 8 aprile. Tutto questo per fare fronte ai numerosi arrivi autonomi di migranti provenienti dal Mediterraneo. Gli extracomunitari approdati negli ultimi due mesi nelle coste agrigentine sono stati così tanti da rendere difficile la loro accoglienza in un periodo di emergenza sanitaria. Appunto per questo motivo la nave per la quarantena è stata richiesta a gran voce con diversi appelli.

La nave adesso c’è e, mettendo da parte i problemi che si sono verificati in questa prima settimana, adesso ci sono altri problemi che hanno a che fare con la sua capienza. La Moby Zazà fino a ieri ospitava 120 migranti, questa sera invece sarà al completo. Già perché più tardi saliranno a bordo i 137 extracomunitari arrivati l’altro ieri a Lampedusa. Se la matematica non è un opinione gli ospiti, da questa sera, saranno poco più delle cabine a loro disposizione, circa 250. Se nelle prossime ore dovessero arrivare altri migranti cosa dovremmo aspettarci? La nave sembra proprio non essere sufficiente.

A queste considerazioni, occorre aggiungere poi anche la beffa derivante dai costi della nave: così come sottolineato nei giorni scorsi su IlGiornale, la Moby Zazà potrebbe arrivare a costare almeno 900.000 Euro al mese ai contribuenti. Una media di 4.000 Euro al mese per ognuno dei 250 migranti che al suo interno l’unità navale può ospitare. Sono queste cifre che si leggono dal bando che ha portato all’assegnazione del servizio di quarantena per i migranti alla nave del gruppo Onorato. I costi non hanno mancato di generare polemiche di natura politica.

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La Lega ad esempio, ha tuonato molto forte sia contro le importanti cifre relative al bando che contro l’opportunità di affidare il servizio ad una nave del gruppo Onorato. Quest’ultimo, sempre secondo alcuni parlamentari leghisti, avrebbe un contenzioso con il Ministero dei Trasporti e per tal motivo non avrebbe dovuto partecipare al bando. Ai nostri microfoni il vice capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Pagano, nei giorni scorsi ha parlato di poca trasparenza da parte del governo e di inopportunità dell’arrivo della nave in Sicilia: “Non parliamo di un gommone di terza mano, ma – ha sottolineato Pagano – di una nave dotata di ristorante self-service, pizzeria, gelateria, admiral. Tutto questo mentre famiglie e imprese italiane sono in ginocchio per la gravissima crisi economica causata dalla pandemia da Covid-19”.

Tuttavia, a fronte dei costielevati della nave e del servizio relativo al rispetto della quarantena per i migranti, la Moby Zazà come visto al momento non sembra poter assolvere alla propria funzione. E l’avanzare della bella stagione, non promette nulla di buono: in Sicilia si spera nel ritorno dei turisti dal Nord, ma i fatti degli ultimi giorni e le vicende della nave della quarantena hanno alimentato invece la paura che, al contrario, l’isola possa rimanere invischiata dai flussi migratori da Sud. Anche perché dall’altra sponda del Mediterraneo nelle ultime settimane non sono arrivate notizie confortanti. Dalla Libia e dalla Tunisia in centinaia sarebbero pronti a partire, per gli scafisti la “Fase 2” è iniziata già da un pezzo.

La guerra in Libia, in particolare, potrebbe fungere da vero e proprio detonatore del fenomeno migratorio nella prossima bella stagione. Il conflitto, come spiegato in questi giorni su InsideOver, è giunta in una fase cruciale che ha visto i miliziani fedeli al premier Al Sarraj avanzare lungo la costa ad ovest di Tripoli. Molte delle località recentemente riprese dai gruppi filo governativi, negli anni passati sono state usate spesso come base da scafisti e trafficanti. A Sabratha come a Sorman, cittadine riprese dai miliziani filo Al Sarraj nello scorso mese di aprile, diversi gruppi implicati nel traffico di esseri umani sarebbero pronti a far riprendere il macabro business legato ai viaggi della speranza. Tra questi, a spiccare è il clan degli Al Dabbashi, il cui esponente principale, ossia Ibrahim Al Dabbashi, è tornato nella “sua” Sabratha dopo tre anni di esilio. Sarebbe stato proprio lui, a partire soprattutto dal 2014, a mettere in piedi una delle più potenti organizzazioni criminali impegnata nel fenomeno migratorio.

Cattive notizie arrivano anche dalla Tunisia, dove oramai da mesi si assiste ad una vera e propria alleanza tra i gruppi criminali locali e quelli libici. In particolare, questi ultimi mandano sempre più spesso centinaia di migranti verso la confinante Tunisia, dalle cui coste è molto più semplice raggiungere Lampedusa. Non è un caso che a bordo degli ultimi gommoni giunti in Sicilia, partiti quasi sempre dalla Tunisia, sempre più raramente si nota la presenza di tunisini e, al contrario, è possibile riscontrare quella di migranti provenienti dal Sahel e transitati dalla Libia. Tra segnali negativi dal nord Africa e risposte insufficienti da Roma, la Sicilia e l’Italia rischiano dunque di dover fare i conti, tra non molto, con una delle estati più difficili sul fronte migratorio. La vicenda della nave della Moby Zazà al momento costituisce l’esempio più palese dell’attuale situazione.

il giornale.it

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