La Bellanova vuole i braccianti “al volo”: charter per portare gli stranieri nei campi

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La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova non si arrende dinanzi alla bocciatura della regolarizzazione indiscriminata degli immigrati.

Anzi, rilancia. E potrebbe mettere in scena, a breve, un altro tentativo di sanatoria mascherata con tanto di ingaggio per gli stranieri che approderebbero in Italia per lavorare nei campi. Arrivando non più dal mare con barconi o barchini di fortuna o sulle navi Ong, ma con appositi voli charter pagati dall’erario.

La crociata intrapresa dalla Bellanova si arricchisce ogni giorno di un nuovo capitolo e quella dei charter è l’ultima novità anche se ha ammesso lei stessa che: «Anche organizzare i voli charter non è una cosa facile e soprattutto dobbiamo sapere che queste persone devono arrivare in condizioni di sicurezza e devono essere sottoposti a quarantena attiva». Già, però è molto tentata di portare avanti quest’idea perché avrebbe un ritorno d’immagine immediato: avrebbe vinto su quanti ritengono, per prima Confagricoltura, che sono tanti gli italiani disponibili a lavorare nei campi e a prestare il loro servizio percependo il reddito di cittadinanza. Macché. Per la ministra la strada maestra è invece percorrere e attuare il cosiddetto corridoio verde richiesto da Coldiretti. Strada che però non manca di tortuosità manifeste. Prima fra tutte la regolarizzazione dei lavoratori con l’utilizzo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro che non incontra affatto la stagionalità della natura agricola. I tempi tra arrivo, permesso e raccolta dovrebbero essere più compressi per consentire una rapida legalizzazione degli stranieri.

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Non manca poi il dettato sul periodo di quarantena che, a oggi, non consente ad alcuno di circolare liberamente prima di essere stato isolato per un minimo di due settimane. Dunque i nuovi arrivati, dovrebbero essere ospitati in apposite strutture di accoglienza. Tutte e solo per loro.

Ma non sarebbe meglio mettere in piedi un bando, provincia per provincia e ingaggiare chi ha le carte in regola, italiani per primi? Certo che sì, sarebbe sicuramente più facile e lineare, ma è evidente che la linearità non è una dote del governo giallorosso. Va da sé che una procedura semplice non consentirebbe scappatoie amministrative.

La Bellanova e i suoi sostenitori credono davvero che concluso il contratto stagionale, al ritorno a casa, su quegli stessi charter ci sarà lo stesso numero di immigrati partito? Pia illusione. Anche perché dopo la raccolta delle fragole ci sarebbe quella delle pesche, quella dell’uva, quella delle mele e delle arance. Altro che stagionali. Quei lavoratori resterebbero fintanto che qualcuno non si andasse a rendere conto di quante baraccopoli assimilabili a quella calabrese di San Ferdinando sono state messe in piedi nel frattempo.

il giornale.it

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