Alitalia no, Air France e Lufthansa sì: lo strabismo Ue sugli aiuti di Stato

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Roma, 10 mag – Il blocco dei voli causato dall’epidemia di coronavirus ha messo letteralmente in ginocchio il settore dell’aviazione civile. Tanto da costringere i governi ad intervenire massicciamente per evitare il collasso dei propri vettori. A meno che non ti chiami Alitalia.

Tre miliardi per Alitalia

Alitalia ripartirà a giugno. Sia con i voli – oggi ridotti al lumicino – sia come compagine societaria. Come già previsto da un comma inserito nel decreto “cura Italia” di marzo, la società sarà (di nuovo) nazionalizzata.

500 milioni l’impegno iniziale del governo, somma che dovrebbe però lievitare – almeno come dotazione di capitale, fino a 3 miliardi di euro. Obiettivo dare alla compagnia “un vero piano di rilancio sul mercato del trasporto aereo” secondo le linee guida già tratteggiate a fine aprile: una flotta ridotta, ma pensata per puntare alle rotte di lungo raggio e riconquistare così quei segmenti di mercato ancora redditizi.

Gli aiuti in Europa

Mentre Londra ancora valuta l’ipotesi nazionalizzazione (ma British Airways è parte, insieme ad Iberia, del gruppo anglo-ispanico Iag), questa è ormai data per fatta in Germania. Berlino entrerà infatti in Lufthansa, a quasi un quarto di secolo dalla privatizzazione, con il 25% del capitale. L’acquisizione della quota di maggioranza relativa costerà alle casse pubbliche all’incirca 10 miliardi. Pochi meno – 7 miliardi – l’intervento annunciato dalla Francia in aiuto di Air France-Klm, tra prestiti diretti e garanzie.

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Vista la situazione di difficoltà globale legata all’epidemia, la Commissione Ue ha deciso di allentare i vincoli sugli aiuti di Stato, considerati troppo rigidi per far fronte all’attuale situazione. Via libera dunque alla concessioni di prestiti assistiti da garanzia pubblica, ma anche – laddove necessario – a ricapitalizzazioni dirette. E’ sulla base di questo rinnovato (temporalmente) quadro normativo che Bruxelles ha già dato il suo assenso alle manovre su Air France, mentre per Lufthansa si aspettano le decisioni dell’esecutivo federale prima di fornire la (scontata) bollinatura.

Il “no” della Commissione ad Alitalia

Se all’interno dell’Unione esistono figli e figliastri, anche in questo caso la disparità di trattamento è evidente. A Parigi e Berlino tutto (o quasi) è concesso, per Roma invece si trova sempre il cavillo. E’ così che, stando a fonti comunitarie, la Commissione non sarebbe orientata a consentire la ricapitalizzazione di Alitalia.

“La Commissione – ha spiegato un funzionario all’agenzia AdnKronos – è pronta a discutere qualsiasi misura per affrontare la situazione in Alitalia. Ma questo strumento (la ricapitalizzazione, ndr) è limitato alle società che non erano in difficoltà alla fine del 2019. Questo non vuol dire che non ci siano altri strumenti disponibili, ma se la compagnia non era in salute prima di questa crisi, è un altro problema e questo non è lo strumento adatto”. Detta rivisitando Orwell: gli aiuti di Stato sono tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri.

Filippo Burla

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