M5s fa il pieno di poltrone. Ma scoppia la faida su Eni

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Il M5s è andato all’assalto delle società pubbliche, dopo aver lottizzato a man bassa Rai, Inps e uffici ministeriali mancavano i pezzi da novanta tra le partecipate dal Tesoro e i grillini famelici di potere non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione (anche perché potrebbe essere l’ultima, visti i sondaggi del M5s e i risultati catastrofici del loro governo).

Infatti i 5s non hanno voluto sentire ragioni sulla proposta, arrivata anche dal Pd, di rinviare tutto al post-epidemia, mantenendo gli attuali cda. Nulla da fare, per i grillini la lottizzazione va fatta ora o mai più.

La preda più ambita dai lottizzatori pentastellati è l’Eni, colosso da 70 miliardi di euro. Ma Di Maio e compagnia sono ad un passo dal piazzare la loro bandierina anche sulle presidenze di Leonardo ed Enel, e poi con gli ad di Terna, Enav e Mps (la banca degli scandali Pd, un cavallo di battaglia di Beppe Grillo, ora ci mettono le mani direttamente dentro). Senza contare poi la partita dei consiglieri, dove infileranno altri nomi da loro sponsorizzati. Entro stasera il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri proporrà le candidature ufficiali, ma visto il tenore della battaglia per accaparrarsi le poltrone non sono escluse sorprese dell’ultimo minuto.

Un’occupazione in piena regola, non senza tribolazioni interne come sempre nel M5s, soprattutto sul nodo Eni e sulla riconferma di Claudio Descalzi. L’attuale amministratore delegato, infatti, è inviso all’ala massimalista più beceramente giustizialista del M5s, capeggiata dal «Che Guevara di Roma nord», Alessandro Di Battista. La casella Eni però è stata contrattata insieme a tutto il resto, perciò i vertici M5s hanno dovuto accettare un compromesso. Si accetta la riconferma di Descalzi, ma in cambio i Cinque Stelle prendono la presidenza, con Lucia Calvosa. Quest’ultima è consigliere d’amministrazione della società editoriale Il Fatto, giornale filo M5s che ha fatto una campagna contro la riconferma di Descalzi alla guida di Eni.

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Anche a Terna i pentastellati otterrebbero la sostituzione dell’amministratore delegato Luigi Ferraris con Stefano Donnarumma, dal 2017 alla guida di Acea per volontà della giunta Raggi, considerato «il talent scout del M5S per la scelta di altri manager pubblici».

Altra casella grillina è la presidenza Enel che andrà all’avvocato Michele Crisostomo, da loro sponsorizzato. In Leonardo il M5s chiedeva la sostituzione di Alessandro Profumo con Giuseppe Giordo, attuale direttore generale della Divisione Navi Militari di Fincantieri, ma alla fine ha prevalso la linea difensiva di Profumo guidata – scrive Dagospia – dall’ex premier Paolo Gentiloni con il benestare finale di Di Maio. Infine all’Enav dovrebbe andare come amministratore delegato l’attuale presidente dell’Atac (la disastrata municipalizzata dei trasporti di Roma), Paolo Simioni, anche lui in quota M5s. Ai grillini mancava una banca, e si sono così buttati su Monte dei Paschi (al 68% controllata dal Tesoro): dopo aver cercato di piazzare il manager Mauro Selvetti (ex Creval) in quota Di Maio, hanno ripiegato indicando l’ex Carige Guido Bastianini come nuovo ad.

Molto delicata la partita che si è giocata tra Aise, i servizi segreti italiani con compiti di intelligence all’estero, e Leonardo. Qui l’operazione, che porterà il capo dell’Aise Luciano Carta alla presidenza del colosso italiano della difesa e aerospazio, conduce direttamente non al M5s ma al premier Giuseppe Conte. Secondo una ricostruzione di Repubblica, infatti, il capo dell’Aise pagherebbe le tensioni nate attorno alla vicenda Russiagate. Una «resa dei conti interna agli 007» risolta con lo spostamento di Carta alla presidenza di Leonardo. A farne le spese Gianni De Gennaro, per cui potrebbe aprirsi un incarico di peso come consigliere al Quirinale.

il giornale.it

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