Ricolfi: “I morti sono il triplo di quelli ufficiali. Il governo ha fallito su tutta la linea”

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Roma, 12 apr – Un fallimento su tutta la linea, quello del governo Conte nella gestione del coronavirus. Così la pensa il sociologo Luca Ricolfi, fondatore della Fondazione Hume ed editorialista presso la StampaIl Sole 24 Ore e, attualmente, il Messaggero. Di più: secondo Ricolfi, l’esecutivo giallofucsia starebbe tenendo nascosti i veri dati sui morti e i contagiati da Covid-19. «L’evidenza che suggerisce che i numeri non sono quelli ufficiali è frammentaria, ma molto convincente perché tutti gli indizi convergono nel farci ritenere che il numero di morti potrebbe essere il triplo dei morti rilevati dalla Protezione Civile, e che la mortalità al Sud potrebbe essere anche 10 volte quella ufficiale», ha dichiarato il sociologo in un’intervista al Giornale.

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I numeri non tornano

Sottostima dei numeri o precisa volontà di non scatenare il panico? «Non credo che le autorità sottostimino la diffusione, semplicemente non vogliono che anche noi sappiamo quel che loro sanno perfettamente», ha precisato Ricolfi. Che poi spiega: «Dopo il duplice lockdown del 5 e del 9 marzo (chiusura scuole + chiusura totale), il numero giornaliero di nuovi contagiati ha quasi immediatamente smesso di crescere (almeno secondo la ricostruzione della Fondazione Hume, basata sulla dinamica recente delle morti e delle ospedalizzazioni). Ma attenzione: meno nuovi contagi quotidiani non significa che si è fermato il contagio, ma solo che il numero di nuovi infetti cresce a un ritmo via via più lento. Giusto per darle un’idea: se fino all’annuncio della chiusura delle scuole avevamo 100 mila nuovi contagiati al giorno, dopo 10 giorni di arresti domiciliari (ultima settimana di marzo) si può stimare che i nuovi contagiati fossero scesi a solo 60 mila al giorno».

Ricolfi boccia il governo

Inoltre, sebbene il lockdown sia utile, Ricolfi punta comunque l’indice contro gli errori del governo: «Non solo si è preso l’enorme responsabilità di ritardare di 2 settimane il lockdown totale (è dal 25 febbraio che c’erano gli elementi per capire che bisognava fermare tutto), ma non ha ancora fatto T-M-T, ossia le tre cose che avrebbero potuto abbreviare il percorso di uscita». Di che cosa si tratta? «T come tamponi di massa, M come mascherine per tutti, T come tracciamento dei casi positivi e dei loro contatti. I paesi che hanno riportato vittorie significative nella lotta al virus (Cina, Corea del Sud, Singapore), hanno avuto successo perché hanno fatto queste cose». Ossia tutte cose che il governo Conte non ha fatto. E i risultati si vedono.

Elena Sempione

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