Coronavirus, il medico cinese avverte l’Italia: “Chiudere tutto. Non state facendo abbastanza”

Qiu Yunqing, infettivologo cinese di 57 anni, vicedirettore dell’ ospedale universitario della regione di Zhejiang, 60 milioni di abitanti, come l’ Italia è al vertice della delegazione di tredici esperti che ha appena visitato alcuni ospedali del nord Italia. L’espero dice la sua su come il nostro paese ha gestito e come dovrebbe gestire l’emergenza coronavirus: “Bisognerebbe chiudere tutto, fabbriche e negozi, un mese di distanziamento sociale rigido, e il contagio si fermerebbe, come si è fatto in Cina. Con rifornimenti alimentari per quartieri, o blocchi di palazzi. Serve il controllo rigido della diffusione del contagio, altrimenti non finiranno mai le persone da curare, ed è così che gli ospedali vanno in tilt. Non vi sono altre misure, lo dico perché noi l’ abbiamo sperimentato”.

L’infettivologo critica anche i livelli di protezione: “Sono sicuramente inferiori ai nostri. Parlo di maschere, di tute protettive in Tyvek. Le maschere generiche non bastano, l’ impressione è che gli operatori non siano abbastanza tutelati. Forse per mancanza di risorse effettive, o, all’ inizio, di mancata comprensione del problema. Come è successo a Wuhan, nel primo periodo c’ è stata una situazione simile: non si sapeva cosa fosse, questo virus, e non c’ era la possibilità di avere risorse. Nella mia regione, quarta per numero di casi, abbiamo curato 1200 casi di Covid, nel mio ospedale abbiamo ricoverato pazienti gravi o gravissimi e non abbiamo avuto contagi tra il personale, che è di 6mila persone”.

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