Coronavirus, sistema sanitario in tilt: ecco perché Conte ha svoltato

“Non è la prima volta che il nostro Paese si trova ad affrontare emergenze nazionali. Ma siamo un Paese forte, che non si arrende: è nel nostro Dna”.

Con queste parole, nella serata di ieri, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha esordito in un video-messaggio su Facebook rivolto all’intero Paese, non solo al suo milione e rotti di follower. “Stiamo affrontando la sfida del coronavirus. Una sfida che non ha colore politico, che deve chiamare a raccolta l’intera Nazione. È una sfida che va vinta con l’impegno di tutti: cittadini e Istituzioni, scienziati, medici, operatori sanitari, protezione civile, forze dell’ordine. L’Italia, tutta, è chiamata a fare la propria parte”, ha proseguito il premier giallorosso, che ha poi continuato per cinque minuti spiegando i provvedimenti adottati dal governo per limitare il più possibile il contagio.

Un appello all’unità, alla pazienza e al buon senso degli italiani che potrebbe essere nato da una pensiero che sta preoccupando non poco il premier: il sedicente avvocato del popolo teme un’escalation dei contagi e, in parallelo, il collasso del sistema sanitario nazionale, che porterebbe con sé l’impossibilità di curare tutti gli infettati dal coronavirus, e anche mettendo a rischio la salute di tutti gli altri pazienti ricoverati negli (intasati) ospedali del Paese.

Insomma, uno scenario da brividi. E ci sarebbe proprio questo scenario dietro la svolta del premier. Il retroscena lo fa Franco Bechis sul “suo” Il Tempo. Nell’editoriale, infatti, il direttore del quotidiano scrive che una relazione degli esperti avrebbe allarmato l’inquilino di Palazzo Chigi. Nel caso peggiore, infatti, si potrebbe avere “un picco di contagi che porti ad avere necessità di 100 mila posti letto fra terapia intensiva e sub –intensiva”. Ecco, attualmente da Nord a Sud (isole comprese) ne esistono “appena” 5mila nei nosocomi della sanità pubblica.

Bechis scrive: “Unendo quelli (non molti) disponibili nelle strutture private e attrezzandone alla bisogna nelle strutture militari (che ne hanno) in tempi non lunghissimi si potrebbe forse a raddoppiare quella disponibilità. Ma non eviterebbero una scelta drammatica che le autorità sanitarie e quelle politiche sarebbero costrette a prendere: mandarne uno in terapia intensiva e lasciarne morire altri nove”. Insomma, questo è il punto, qualora si realizza – e speriamo tanto di no – lo scenario peggiore paventato dagli esperti.

Conte, dopo aver minimizzato nelle scorse settimane il caso e caos coronavirus (forse sottovalutando pure la pericolosità del contagio, e non è stato l’unico a farlo…) ora ha cambiato rotta e passo, essendosi reso conto di come il Covid-19 sia un problema con la “p” maiuscola capace di mettere in ginocchio l’Italia.

il giornale.it

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