Regionali, Zingaretti cerca il M5S per non soccombere: «Non lasciateci soli contro Salvini»

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È l’ombra dei “due Matteo“, Salvini e Renzi, quella che si proietta sull’assemblea nazionale del Pd attraverso le parole di Nicola Zingaretti. Il leader usa il primo per ricompattare partito, coalizione e governo. Ed evoca, pur senza nominarlo, il secondo quando dice che «distruggere è semplice, costruire è una missione». Ma ad esorcizzare l’ora dei “due Matteo” Zingaretti è arrivato dopo un sapiente mix di suggestioni e obiettivi. Alle prime appartiene certamente l’elezione di Valentina Cuppi a presidente dell’assemblea. È la sindaca di Marzabotto, teatro di una delle più efferate rappresaglie tedesche nel corso del secondo conflitto mondiale. Scegliendola, Zingaretti le ha affidato la missione di arginare «questo momento di odio, di ritorno dei fascismi». Una vera botta di attualità.

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Zingaretti: «Un errore il referendum sul taglio dei parlamentari»

Che infatti non è proprio prodiga di soddisfazioni per il leader del Pd. La salute del governo è minata di continuo da diktat, ultimatum e rinvii. Zingaretti prova a far passare messaggi rassicuranti per la propria base. Di mezzo ci sono le suppletive di Napoli e Roma e di fronte c’è un turno elettorale che investe un gran numero di regioni. E niente meglio di Salvini funziona per suonare la carica a tutti gli altri. A cominciare dal riluttante M5S. «Non lasciateci da soli a combattere contro Salvini e le destre», esorta. Ma i Cinquestelle sono paralizzati. Zingaretti prova a blandirli dichiarandosi contrario al referendum («è un errore») contro il taglio dei parlamentari del prossimo 29 marzo.

«Cancellare subito i decreti sicurezza»

Una misura che il Pd ha osteggiato in Parlamento per ben tre volte, salvo il “sì” dell’ultimo passaggio, per altro condizionato ad una più ampia intesa complessiva sulle riforme. Zingaretti si arrampica sugli specchi: «Nell’era dei populismi – azzarda – la consultazione rischia di diventare un referendum sul parlamentarismo». Proprio come se in materia i suoi alleati grillini fossero gli ultimi arrivati. Ma a dividerlo dal M5S ci sono anche i decreti sicurezza. I grillini li hanno votati con Salvini e ne difendono l’impianto. Il Pd li vuole radere al suolo per non perdere contatti con le sardine. Zingaretti usa toni forti: «Sono solo propaganda – attacca -. Sono decreti approvati per la paura non per la sicurezza». E quindi da «superare «senza se e senza». L’ultimo passaggi della sua relazione, Zingaretti lo dedica alla Rai, finita nel mirino dell’Agcom per violazione del pluralismo. «Non può essere utilizzata alla stregua di un citofono in campagna elettorale», dice. Almeno che – sottinteso – a bussare non sia il Pd.

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