Sognavamo la sfida alle stelle e ci ritroviamo Netflix. A 110 anni dal Manifesto del Futurismo

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Roma, 20 feb – Esattamente 110 anni fa, il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblicava il suo Manifesto del Futurismo sul quotidiano francese Le Figaro (roba che oggi qualcuno lo denuncerebbe per il reato di leso bidet). Dieci anni fa, in occasione del centenario, su questo movimento d’avanguardia fu detto tutto e il suo contrario, per lo più cercando di neutralizzare la portata culturalmente eversiva che quelle idee ebbero all’epoca e che hanno anche oggi. Ma su questo non è il caso di tornare ora. La cosa interessante è semmai confrontare le profezie visionarie del Manifesto con la realtà di 110 anni dopo, soprattutto per quel che costituiva il tratto più originale del futurismo: l’idea di vedere nel progresso tecnico il baluginare di una nuova forma di bellezza e di poesia, oltre che una sfida all’uomo da affrontare in modo eroico, la condizione di possibilità di un nuovo senso dell’avventura.

Tecnologia onnipresente ma nessuna “sfida alle stelle”

E oggi? Oggi che il progresso tecnico ha fatto passi da gigante ed è diventato onnipresente nella nostra esistenza quotidiana, le cose sembrano essere andate diversamente. Non che Marinetti si sia “sbagliato”. La sua, del resto, non voleva essere una “previsione” in grado di vaticinare un percorso della storia già scritto, bensì, al contrario, un intervento sullo spirito della sua epoca per imprimervi una particolare impronta. Era, il suo, l’invito ad essere all’altezza delle sfide della tecnica. La risposta che a questa sfida ha dato la nostra società è invece molto diversa.

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Guardiamoci intorno: la tecnologia è dappertutto, ma di sfide alle stelle non se ne vedono. Il settore aerospaziale va che è una meraviglia, ma non si è più capaci di proporre sogni di avventura, conquista, colonizzazione spaziale, e allora finiamo per seguire le avventure di lenti trabiccoli alla ricerca di sassi su Marte. Nell’aeronautica civile, l’ultima tentazione faustiana è stata quella del Concorde, archiviata nel 2003, per il resto la novità sono i voli low cost e gli arcigni addetti all’imbarco di Ryanair. C’è stata, quella sì, l’innovazione dell’alta velocità nel settore ferroviario, ma grazie ai grillini forse ci sbarazzeremo anche di quello. L’ebbrezza della velocità, insomma, non tira più.

Niente cyborg ma solo nerd che guardano Netflix

Ma non è tutto: l’invasione della tecnologia nelle nostre vite quotidiane non ci ha resi cyborg simili al Roy Batty di Blade Runner, eroi tragici che anelano a cose “che voi umani non potete neanche immaginare”. Al contrario, ci ha fatto diventare nerd. E, soprattutto, tende a chiuderci sempre più in casa. Pensateci bene: Netflix porta il cinema tra le quattro mura, Facebook permette di avere rapporti sociali senza muoversi dalla cameretta, Amazon recapita a casa ogni tipo di oggetto, senza che ci sia bisogno di alzare il culo e recarsi in libreria, al supermercato o in qualsiasi altro posto, Deliveroo ci porta da mangiare e Pornhub neutralizza uno dei più potenti fattori di dinamismo sociale di sempre, cioè il sesso. Nel 2019, la tecnica non ci dà la bellezza della velocità, bensì l’elogio dell’immobilità, il trionfo della sedentarietà. Non porta noi a conquistare il mondo, porta il mondo in casa nostra. Volevamo la sfida alle stelle, possiamo al massimo ordinare su Amazon i “pan di stelle”.

Adriano Scianca

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