Irpef, i commercialisti: “Aliquota al 38% espropria il ceto medio”

L’aliquota Irpef al 38% sui redditi compresi tra i 28 e i 55 mila euro “uccide” il ceto medio italiano.

A dirlo è il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Sì, perché Massimo Miani, presidente del Cndcec punta il dito contro il regime fiscale attualmente in vigore, accusando di danneggiare oltremodo i contribuenti che si ritrovano all’interno della suddetta fascia circa l’Imposta sul reddito delle persone fisiche.

Il presidente dei commercalisti italiani, nella speranza che non cada inascoltato nel nulla, lancia un vero e proprio allarme: “Si tratta di una pressione iniqua e quasi insostenibile. Per chi dichiara tra 28 e 55 mila euro l’aliquota marginale Irpef è al 38% e aggiungendo le addizionali si va ben sopra il 40% di pressione fiscale. A questi livelli siamo in presenza di una attività espropriativa del ceto medio”.

Il numero uno Cndcec tira le orecchie all’esecutivo e al Mef del dem Roberto Gualtieri: “La riforma fiscale di cui si parla non può non tener conto di questa iniquità. Bisognerà cercare di intervenire sulle priorità che si chiamano semplificazione ed equità fiscale. Crediamo di poter svolgere un ruolo importante in tal senso grazie alla nostra esperienza e alla nostra professionalità. Del resto più del 75% delle entrate fiscali arriva attraverso l’assistenza dei commercialisti”.

Inoltre, il Consiglio pone l’accento anche su una questione di costituzionalità, sostenendo che l’aliquota del 38% (gravata da addizionali varie) vada a rappresentare in realtà una declinazione della progressività che non può definirsi costituzionale.

L’affondo di Miani – come registrato dal Corriere della Sera – arrivato in occasione degli Stati generali dei commercialisti a Roma, a margine della quale il presidente dei commercialisti nostrani ha chiesto all’esecutivo giallorosso di mettere seriamente mano alla riforma dell’Irpef sui redditi tra i 28 e i 55 mila euro annui. “L’obiettivo di un ridisegno dell’Irpef deve essere quello di rendere equo il prelievo tra le diverse tipologie di lavoratori e rendere semplice una normativa che risente ancora dell’impostazione di quasi 50 anni fa”, affonda ancora Miani, che infine chiosa: “Lo chiediamo da tempo ai vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Per poter ridisegnare l’Irpef nel segno della equità, dell’efficienza e della trasparenza del prelievo, è necessario avere anzitutto ben chiaro quali redditi vi siano effettivamente soggetti, ossia l’effettivo ambito di applicazione dell’imposta”.

L’appello di Miani al governo – che fa seguito a quello di Confesercenti – è stato raccolto a parole – ne dà notizia ItaliaOggi – da Antonio Misiani, vice (sempre del Pd) di Gualtieri al ministero dell’Economia e delle Finanze di via Venti Settembre: “A nome del ministro ho proposto un patto per la riforma del sistema fiscale: riteniamo che, più che con i professori, il confronto con i commercialisti che sono sul campo ogni giorno ad assistere i contribuenti sia fondamentale”.

il giornale.it

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