Facile, allucinata e assassina la droga di Dio sbarca in Italia

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San Paolo Allarme ayahuasca, la droga letale «indigena» sbarca in Italia. Durante un controllo antidroga i Carabinieri hanno infatti sequestrato venerdì scorso in un appartamento di Fiuggi capsule contenenti all’interno polvere di ayahuasca.

Una sostanza allucinogena usata da sciamani dell’Amazzonia ma oggi ingurgitata soprattutto da occidentali, molti dei quali italiani, ma anche da studenti e manager per «vincere lo stress» e «aprire la mente». Denunciati a piede libero per «produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti», un 25enne di Aprilia, un 35enne svedese, un 40enne trevigiano e un 24enne di Roma.

Al di là del fatto di cronaca, colpisce che per la prima volta in Italia venga sequestrata una partita di polvere di ayahuasca, una droga dagli effetti devastanti. L’ayahuasca è infatti un potentissimo allucinogeno che contiene DMT in quantità, ossia dimetiltriptamina, una sostanza classificata come «droga 1», tra gli stupefacenti più pericolosi al mondo. È illegale negli Stati Uniti, in Francia, Inghilterra, Canada e in Italia, purtroppo è invece legale nei paesi latinoamericani a causa del Santo Daime, un «culto» sciamanico inventato dal brasiliano Raimundo Irineu Serra, detto anche «Mestre» Irineu, nello stato amazzonico dell’Acre nel 1930.

Negli ultimi anni sono state decine le morti causate da questa droga in Brasile, Perù, Ecuador, Bolivia, Colombia e Venezuela che, però, in modo irresponsabile, molti siti Internet, forum e addirittura agenzie di turismo pubblicizzano, anche in Italia. E così non deve stupire che tra i morti per la «droga di Dio» (così la chiamano) ci siano già nostri connazionali che avevano scelto il Sudamerica per provare l’ebrezza di «viaggiare» con la mente.

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Come Nicola F., un 41enne bergamasco che dopo avere partecipato ad un «festival dell’ayahuasca» in Brasile si poi è gettato dal decimo piano di un hotel della capitale verde-oro perché convinto di sapere volare. O Emiliano e Denis, altri nostri due connazionali di 28 e 29 anni, morti in piena Amazzonia peruviana a causa degli effetti allucinogeni in circostanze ancora da chiarire, un britannico accoltellato dall’amico canadese in preda ad un raptus, una 18enne californiana convinta di bere un semplice thè e poi morta di overdose, Sophie, francesina da poco maggiorenne che è invece saltata da una finestra sfracellandosi al suolo a Parigi, dopo aver partecipato a un rito sciamanico a base di ayahuasca.

La lista dei turisti occidentali morti per questa droga è troppo lunga per essere qui riprodotta e, adesso che si è aperta una rotta di questa droga d’entrata anche nel nostro paese, è bene chiarire i rischi che corre chi assume questa sostanza.

«Quest’anno si sono visti meno nostri connazionali» spiega Elena, un’italiana che vive ad Alto Paraíso de Goiás (a poco più di 230 km dalla capitale Brasilia) una piccola cittadina rurale diventata negli ultimi anni diventata una mecca new age e dove addirittura si tiene ogni anno un festival di questa «droga di Dio». Nel 2010 il governo brasiliano di Lula liberalizzò l’ayahuasca che, oggi, può essere ingurgitata «per fini religiosi» anche da bambini e donne incinte e così, attratti da un viaggio surreale tra realtà e immaginazione allucinata, accade che da almeno un decennio in Amazzonia arrivano giovani e meno giovani – moltissimi gli italiani – in cerca di una «nuova dimensione». «Ayahuasca» in portoghese significa «Dai-me», che vuol dire «dammi». Il problema è che questo «thè sacro», usato anche in antiche tradizioni sciamaniche, contenendo dimetiltriptamina può fare uscire di senno.

A tal punto che gli stessi «santoni» ne vietano l’assunzione a chi assume altre sostanze come litio, prozac, antipsicotici o se si soffre di problemi psichici, perché le interazioni possono portare alla morte. Il «thè» viene preparato dai membri della setta del Santo Daime con una cerimonia che dura una settimana, nel corso di una celebrazione chiamata «feitio». Si cantano degli inni e si beve il «Dai-me» mentre le donne puliscono e scelgono le foglie e gli uomini battono la liana da cui si ottiene l’ayahuasca, riducendola in polvere. La stessa pericolosissima polvere sequestrata a Fiuggi dai nostri Carabinieri.

il giornale.it

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