Retroscena – Orban-Caldoro, il micidiale “uno-due” con cui Berlusconi ha messo ko la Carfagna

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È la tarda mattinata di lunedì 3 febbraio quando Mara Carfagna affida alle agenzie una dichiarazione che nel giro di pochi minuti si trasforma in un siluro lanciato contro Viktor Orban. Il premier ungherese è in visita ufficiale in Italia, ma dedicherà parte del suo tempo anche ad incontri più politici. Di lì a poco, infatti, vedrà Giorgia Meloni, Matteo Salvini e pranzerà con Silvio Berlusconi. I bene informati raccontano di un Cavaliere furioso con la sua deputata quando si è ritrovato la nora stampa tra le mani. Attaccare un ospite a poche ore da un incontro importante equivale a uno sfregio. Berlusconi è consapevole che in privato sarà costretto a dare spiegazioni a Orban di quell’inspiegabile attacco. E sa che nella migliore delle ipotesi egli apparirà come un leader ormai infiacchito e poco rispettato.

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La Carfagna aveva attaccato il premier ungherese

Tanto più che la Carfagna aveva bacchettato il premier ungherese con gli argomenti presi in prestito dalla propaganda di sinistra, sottolineandone le «forzature dello Stato di diritto che un appartenente al Ppe non potrebbe permettersi». Un vero pugno in faccia, che ha costretto Berlusconi a rimediare con ben tre ore di fitti colloqui seguiti da un video dove l’ex-premier sparge un bel po’ di miele per addolcire l’ospite. «Forza Italia – dice – continuerà a impegnarsi affinché Orban non lasci la più grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa». Incidente chiuso. Ma non per questo sbollisce la rabbia del Cavaliere. Tutt’altro.

La linea della deputata in Campania sconfessata dal vertice di FI

La vendetta, si sa, è un piatto caldo che si serve freddo. Passano due giorni e Berlusconi decide di chiudere anche l’altro fronte aperto dalla vicepresidente della Camera: la Campania, da lui personalmente promessa a Stefano Caldoro dopo il rifiuto della stessa Carfagna a candidarsi a governatore. Ma da tempo Caldoro è bersaglio di continue punture di spillo da parte della deputata. L’ultima solo pochi giorni fa. È a quel punto che Berlusconi decide di rompere gli indugi. Convoca l’ufficio di presidenza e archivia la pratica. La candidatura di Caldoro è accettata all’unanimità. E Mara? Non si è fatta vedere. La notizia della plebiscitaria investitura del rivale la raggiunge nello studio di Lilly Gruber proprio mentre parla di elezioni regionali. C’è anche Paolo Mieli, che a bruciapelo le chiede: «Onorevole, ma perché non si candida lei». Ne è seguita una risposta accidentata e confusa. Come capita a chi pretende di far politica ignorandone le leggi.

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