Ecco la verità sul voto in Emilia. Dove la Lega ha asfaltato il Pd

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Il Pd si conferma anche in Emilia Romagna il partito della “zona Ztl”, forte nelle grandi città e debole in provincia. La Lega lo ha praticamente accerchiato e assediato nel cuore della Val Padana, nella parte più emiliana che romagnola.

Il Pd confinato nel “rettangolo allargato” della Val Padana

Le province di Piacenza, Parma, Ferrara e Rimini sono rimaste saldamente nelle mani della Lega, mentre il consenso del Pd è racchiuso nelle sue roccaforti storiche come Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena.

In questa specie di rettangolo allargato Stefano Bonaccini ha costruito la sua vittoria, confermando il consenso che la sinistra ha sempre avuto nelle grandi città. Il candidato del Pd ha ottenuto il 61,8% nella sua città natale, Modena, mentre ha sfiorato il 65% a Bologna, il capoluogo che non ha mai tradito la sinistra ad eccezione della parentesi Guazzaloca. Più contenuto il successo a Reggio Emilia (59%), Ravenna (52,4%), Cesena (54,6%) e Forlì (52,6%) che dal giugno dello scorso anno è amministrata, per la prima volta, dal centrodestra. Grazie al supporto del sindaco ex grillino Federico Pizzarotti, oggi leader di Italia in Comune, Bonaccini ha vinto anche a Parma città col 53,2%, sebbene la provincia abbia premiato Lucia Borgonzoni. Un esito praticamente speculare si è verificato a Rimini città dove il governatore dem ha preso il 48,8%, superando di tre punti percentuali la candidata leghista. Un successo dovuto soprattutto alla conquista del voto dei grillini delusi. “Molti elettori pentastellati (il 71,5% a Forlì, il 62,7% a Parma, il 48,1% a Ferrara) hanno scelto la candidatura di Bonaccini e solo una minoranza ha deciso di optare per il candidato del M5s (Simone Benini) o per il centrodestra di Borgonzoni. Nello specifico, gli elettori del M5s alle Europee 2019 che hanno scelto Benini sono stati il 23,4% a Ferrara, il 16,6% a Parma, il 12,6% a Forlì”, si legge nell’analisi dei flussi elettorali stilata dall’Istituto Cattaneo.

Le vittorie simboliche della Lega

Nel complesso, però, la maggior parte dei comuni emiliano-romagnoli si tinge di blu, il colore scelto da Matteo Salvini per la nuova Lega sovranista. L’intera provincia di Piacenza non conosce il Pd. Qui l’unico comune conquistato da Bonaccini (55 voti a 20) è Cerignale dove, però, la lista più votata è Emilia Romagna Coraggiosa, guidata dall’ex eurodeputata Elly Schlein. Bettola, il paese piacentino di Pier Luigi Bersani, ha premiato la Lega, mentre a Scandiano, la città d’origine di Romano Prodi, ha continuato a dare fiducia al Pd. In provincia di Reggio Emilia, Matteo Salvini ha, invece, coronato il sogno di espugnare Brescello, il paese di ‘Peppone e don Camillo’ dove nel 2018 il Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. E se è vero che a Bibbiano, il paese della provincia di Reggio Emilia travolto dall’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, ha vinto il Pd, a Finale Emilia, nota per il caso dei ‘diavoli della bassa modenese’, ha prevalso la Lega. Mirandola, paesino del modenese colpito dal terremoto nel 2012 ed espugnato dai leghisti alle comunali dello scorso giugno, il Carroccio si è confermato primo partito. Nel ferrarese il Carroccio ha spadroneggiato vincendo in tutti i Comuni arrivando a percentuali bulgare come a Goro (77,4% per la Borgonzoni), località rinomata perché nel 2016 i cittadini si opposero all’arrivo dei migranti. Predappio, città in cui riposa la salma di Benito Mussolini, la Lega è al 37,4%. Nella provincia di Rimini spicca la vittoria del ‘Papeete’, dal momento che, a Cervia, dove sorge il noto stabilimento da cui Salvini ha annunciato la fine del governo gialloverde, è stata la Lega il partito più votato.

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L’Emilia Romagna non è più una “Regione rossa”

A livello regionale, stavolta, il Pd ha preso appena 3 punti percentuali in più rispetto alla Lega, ma è complessivamente calato rispetto a tutte le recenti elezioni Regionali. Un rapporto del Cise (Centro italiano studi elettorali) della Luiss conferma come il recupero dei democratici dipenda, come abbiamo già spiegato, dalle lusinghiere performance ottenute nei “grandi” comuni, mentre i piccoli centri restano appannaggio dei leghisti, ma “in realtà la frattura tra le periferie (a destra) e il centro (a sinistra) non è affatto nuova nel panorama emiliano-romagnolo”. Secondo il Cise “più che sorprendersi ora, si sarebbe dovuti rimanere impressionati alle passate elezioni, dove questo trend era già presente”. Già prima delle elezioni, infatti, il professor Marco Valbruzzi, coordinatore dell’Istituto Cattaneo, aveva messo in evidenza questo fenomeno nel suo saggio ‘Allerta rossa per l’onda verde’. Ora, dopo il voto, anche un’altra analisi dell’Istituto Cattaneo conferma la maggior penetrazione del Carroccio nelle aree rurali.“La Lega ottiene i suoi maggiori successi, sfiorando il 50% dei consensi, nei comuni sotto i 2mila abitanti, ma i suoi consensi decrescono man mano che ci si avvicina ai comuni maggiori, con una popolazione superiore ai 60mila abitanti. In quest’ultimo caso, il partito di Salvini scende sotto il 30% dei voti, perdendo in questo passaggio oltre 20 punti percentuali”, si legge nel rapporto dell’Istituto Cattaneo che pone l’accento sull’accerchiamento nel quale si trova il Pd. Al di fuori dei comuni presenti lungo la via Emilia che collega Parma a Ravenna e Rimini, ossia “nei comuni appenninici e più marginali delle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, risulta prevalente la candidatura di Borgonzoni”. Pertanto descrivere l’Emilia Romagna come una “regione rossa” risulta essere“ulteriormente fuorviante, data la profonda frattura tra una area “centrale” ancora rossa ed aree ‘periferiche’ che paiono avere assunto stabilmente un altro colore”.

il giornale.it

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