Salvini tira in ballo Conte: agì con me, poi il voltafaccia

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I l premier Giuseppe Conte ha fatto un chiaro doppio gioco: è quanto risulta dalla memoria difensiva sul caso Gregoretti depositata ieri mattina dai legali di Matteo Salvini alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari.

Il presidente del Consiglio, lo si capisce chiaramente dagli allegati al documento del leader leghista, non solo sapeva, ma ha operato, assieme ad altri esponenti del governo, per la ricollocazione degli immigrati recuperati dalla nave della Guardia costiera italiana. Ed è qui che nasce il controsenso, perché il caso è del tutto identico a quello di nave Diciotti, in occasione del quale Conte si schierò dalla parte di Salvini, all’epoca suo alleato, di fatto salvandolo dal processo. Oggi, invece, in un voltafaccia intriso di ipocrisia, gli punta il dito contro e vorrebbe mandarlo di fronte ai giudici.

Nella sua memoria l’ex ministro dell’Interno ripercorre passo dopo passo ciò che accadde in quei giorni, puntando l’attenzione su una mail con cui la Presidenza del consiglio dei ministri aveva investito della questione alcuni Stati membri dell’Unione europea: Germania, Francia, Portogallo, Lussemburgo e Irlanda. Un accordo per l’accoglienza era stato raggiunto anche con la Cei. «Il tutto – si legge – dopo una riunione del 2 agosto 2019 convocata dalla Commissione Europea. C’è traccia di comunicazioni tra il Centro Nazionale di Coordinamento del Soccorso Marittimo di Roma con gli uffici di Gabinetto dei Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, della Difesa, dell’Interno e degli Affari Esteri». E proprio Conte, «il 26 luglio 2019, il giorno prima dell’arrivo della Gregoretti nella rada del porto di Catania, aveva inoltrato formale richiesta di redistribuzione degli immigrati ad altri Paesi europei». Ma aveva anche scritto una lettera ai vertici dell’Ue chiedendo «l’adeguamento immediato del piano EunavforMed-Sophia, in relazione ai porti di sbarco, che non avrebbero dovuto essere solo italiani».

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Dalla rassegna cronologica «risulta evidente che, secondo una prassi consolidata, della vicenda si è occupato il governo in modo collegiale, al fine di investire gli Stati membri dell’Ue della questione della distribuzione dei migranti salvati dalla nave Gregoretti». E la memoria prosegue precisando: «Proprio questo sforzo congiunto ha infine portato alla positiva risoluzione dell’evento dopo la riunione di coordinamento del 2 agosto 2019 convocata dalla commissione europea».

Le mail scambiate tra il 26 luglio e il 2 agosto tra i funzionari di Palazzo Chigi, Viminale e Farnesina e allegate alla memoria difensiva sono otto. Ma ci sono anche il passaggio su «immigrazione, rimpatri e sbarchi» del contratto di governo tra Lega a 5 stelle e dichiarazioni alla stampa dei ministri Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede. È a questo punto che il Capitano lo ribadisce: «La gestione dei migranti non rappresentava l’espressione della volontà autonoma e solitaria del ministero dell’Interno», ma era nel «perimetro di un preciso indirizzo dell’esecutivo allora in carica».

Poi spara a zero contro Conte: «Debbo rilevare – si legge nel documento – che l’azione attuativa dell’indirizzo governativo in materia di immigrazione è stata rimarcata anche dal presidente del Consiglio nella sua informativa all’assemblea del Senato del 12 settembre 2018 sull’analogo caso della nave Diciotti, nella parte in cui ha rilevato la sussistenza di un preminente interesse pubblico, rappresentato dalla salvaguardia dell’ordine e della sicurezza, che sarebbero stati messi a repentaglio da un incontrollato acceso di migranti nel territorio dello Stato», vista anche la minaccia jihadista.

Salvini mostra lo scambio di mail tra il suo capo di Gabinetto, prefetto Matteo Piantedosi e il consigliere diplomatico del premier, Pietro Benassi, oltre che con il segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni e l’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante italiano presso l’Ue.

Qualora, come è probabile, il leader leghista finisse a processo, vista la prova dell’operato congiunto di governo, è da chiedersi se, in caso di condanna, anche Conte e gli altri ministri dell’ex esecutivo gialloverde non subiscano lo stesso trattamento. Forse al premier conviene salvare nuovamente Salvini.

il giornale.it

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