Battute su neri e gay: così il film di Natale sbugiarda i buonisti

«Negri», «finocchi» e tette alla vigilia di Natale. Non siamo impazziti. E per fortuna non c’è nulla di sconvolgente, anzi.

Perché è finzione e come tale deve essere reale e realistica. Tra le poche certezze del Natale, oltre al panettone, i reportage dalle spiagge assolate di Mondello con tanto di audaci bagnanti dicembrini, le polemiche sui presepi nelle scuole e l’inesorabile ghigliottina della bilancia post abbuffate, ce n’è una a cui teniamo particolarmente. Usanza moderna, pure post moderna, catodica e volatile: Una poltrona per due.

Italia Uno, da ventidue anni, ogni 24 dicembre, manda in onda la celebre commedia di John Landis del 1983 con Dan Aykroyd ed Eddie Murphy. E dal 1997 la pellicola continua a macinare share: quest’anno è stata battuta solo dalla diretta della messa di Papa Francesco. La storia è semplice e arcinota, ma, se in quattro lustri non avete avuto occasione di vederla, ve la riassumiamo: un broker e un mendicante finiscono al centro di una scommessa, organizzata da due ricconi di Wall Street, che prevede che le vite dei due s’invertano per studiarne il risultato. Alla fine le due inconsapevoli pedine scoprono il gioco e incastrano i due spietati burattinai. Una favola natalizia a lieto fine. Classicissima e pure un po’ buonista: con i soliti capitalisti annoiati e cinici che giocano con i destini altrui.

Eppure quest’anno, riguardandolo per l’ennesima volta, faceva un effetto diverso. Saranno le esasperazioni del politicamente corretto, le ossessioni boldriniane che ci sono piovute addosso da tutte le parti, le censure reali e virtuali che si sono abbattute sulle parole che definiscono e quindi, inevitabilmente dividono, ma Una poltrona per due rischia di essere il metro di quanto si sono ingigantite le nostre paranoie.

Nella sola prima mezz’ora del film Eddie Murphy viene appellato tre volte come «negro» e altrettante volte altri personaggi vengono accusati di essere «finocchi» (e per sovrammercato ci sono pure delle scene di nudo). E sembra strano sentire queste parole uscire dalla tv. Ma si possono ancora dire?, ci si scopre a pensare. E poi viene un dubbio: prima o poi censureranno film come questo? Bruceranno le pellicole di Amici Miei e dei primi scorrettissimi cinepanettoni trasformandoli in «testi» carbonari da vedere di nascosto? Sono commedie, non diventino baluardo della libertà di espressione. Fateci un regalo tardivo di Natale: non seppellite una risata con le stupidaggini del politicamente corretto.

il giornale.it

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