Discarica di Finale Emilia sotto sequestro, nuovi guai per Bonaccini. Indagato il renziano Ferioli

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Quella discarica, gestita dalla società Feronia, sarebbe dovuta essere il più grande impianto del nord Italia. Capace di accogliere oltre un milione di tonnellate di rifiuti speciali. E, perdipiù, in una zona di circa 110.000 metri quadrati. Definita, dall’Università di Parma, «area inondabile di pericolosità elevata».

Ma questa mattina la discarica di Finale Emilia è finita sotto sequestro preventivo. Avrebbe dovuto avere un volume utile di stoccaggio di 416.000 metri cubi di rifiuti. Un bel problema per la sinistra dell’Emilia Romagna. Che ha tentato, in tutte le maniere, di dare il via all’ampliamento della discarica.  Ma, soprattutto, per Stefano Bonaccini, presidente, dem della Regione. Che, da candidato della sinistra in Emilia Romagna, finge, con nonchalance, di non aver nulla a che fare con la sinistra. E che su questo progetto è andato sempre avanti nonostante le critiche.

Dieci informazioni di garanzia sono state recapitate ad altrettante persone. Indagate, a vario titolo, per abuso d’ufficio, falso ideologico e rifiuto di atti d’ufficio. Oltre a reati di natura ambientale.

11 ettari di discarica su un’area inondabile di elevata pericolosità

Sono tutti amministratori, funzionari locali e dirigenti delle società che erano in carica negli anni 2015 e 2016. Cioè il periodo di accertamento dei fatti contestati.
E, fra loro, spicca il nome dell’ex sindaco di Finale Emilia. Il renziano di ferro Fernando Ferioli.

L’avviso di garanzia è arrivato anche agli ex-responsabili del servizio economato-patrimonio ambiente e lavori pubblici del Comune di Finale Emilia, ai precedenti vertici dell’amministrazione della società conduttrice dell’impianto e agli ex-funzionari dell’allora Provincia di Modena e Arpae dei distretti di Carpi e Modena.

Sono stati i carabinieri forestali, insieme ai colleghi del Comando provinciale dell’Arma a dare esecuzione al decreto di sequestro preventivo dell’impianto.

Il provvedimento di sequestro della discarica di Finale Emilia, emesso dal gip Andrea Scarpa nell’ambito del procedimento penale coordinato dal pm Marco Niccolini, è stato eseguito questa mattina. E notificato ai responsabili della conduzione dell’attività di stoccaggio dei rifiuti.

La precedente indagine sull’ex-sindaco renziano di Finale Emilia

Il sequestro della discarica di Finale Emilia scaturisce da un filone d’indagine condotto dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Modena sul Comune di Finale Emilia, tra il 2015 e il 2016.
In quel caso i magistrati contestarono diversi reati a carico dell’ex-sindaco renziano, di funzionari e amministratori locali, nonché di soggetti privati concorrenti, attualmente già in fase dibattimentale.

Da qui l’attenzione sulla discarica comunale, sulla cui conduzione si addensarono sospetti. L’ipotesi di reato era di violazioni penali quali l’abuso d’ufficio, il falso ideologico e il rifiuto di atti d’ufficio. Oltre a reati di natura ambientale.

Proprio a conclusione di quest’ultima fase investigativa, il gip del Tribunale di Modena, concordando con le risultanze investigative prodotte dai militari del Reparto operativo e del Mipaaf di Modena, ha emesso il decreto di sequestro preventivo dell’impianto.

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Soddisfatti ma, al contempo “preoccupati” per la decisione della magistratura, il parlamentare di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami e il coordinatore regionale di FdI, Michele Barcaiuolo.

Criticità da tempo evidenziate dal Centrodestra su quella discarica

«Da tempo il Centrodestra aveva evidenziato le criticità di un impianto destinato, qualora l’ampliamento si fosse realizzato, a divenire il più grande del nord Italia. Pur ponendosi in aperta contraddizione col Piano regionale», ricordano i due esponenti di FdI.

«La discarica di Finale rimane centrale nel sistema rifiuti dell’Emilia Romagna. L’ampliamento porterebbe la capacità ricettiva della struttura oltre il milione di tonnellate di rifiuti. E, tra l’altro, per la maggior parte di provenienza esterna all’Emilia Romagna – spiegano preoccupati Bignami e Barcaiuolo – A dimostrazione che dietro questo ampliamento non vi è alcuna esigenza di fabbisogno regionale».

«Riemergono così – concludono i due di FdI – tutte le criticità sulle politiche regionali in materia di rifiuti che appaiono costruite secondo parametri differenti dall’effettivo interesse del territorio e dei cittadini».

Soddisfazione anche da Lega, Forza Italia ed M5S per l’intervento della magistratura che ha gelato i progetti del Centrosinistra in Emilia Romagna.

In una lettera, il 19 febbraio scorso, M5S aveva chiesto alla Giunta Bonaccini di fermarsi. E aveva ricordato al candidato dem «l’esistenza dell’indagine penale che tocca sia la vecchia amministrazione comunale di Finale Emilia che il proponente la richiesta di ampliamento dell’impianto». Sottolineando come non fosse stata fatta nessuna gara ad evidenza pubblica. Cosa che, invece, era richiesta da «un preciso parere dell’Autorità Garante della Concorrenza» del luglio 2018.

Le critiche di M5S, Lega e Forza Italia sul progetto del Centrosinistra

Invoca «un’operazione trasparenza sulla gestione dei rifiuti, speciali e non, in Regione», la candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna, Lucia Borgonzoni, esprimendo «soddisfazione» per il blitz condotto dai carabinieri.

«In un territorio che ha già problemi di carattere idrogeologico e sismico – contesta la Bergonzoni – non si può gravare anche con la presenza di una discarica, che rischia di provocare anche la fuga di aziende agroalimentari. Si chiama buonsenso».

Non si stupisce del sequestro della discarica il capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna, Stefano Bargi. «Sono anni che ci battiamo per rivedere il progetto, senza mai essere ascoltati».

«Non si capisce – aggiunge Bargi – come mai sia ancora in discussione il piano di ampliamento della discarica visto e considerato che sia i cittadini che l’attuale amministrazione a guida Lega si sono già espressi. Bocciando la delibera licenziata dall’ex-sindaco di centrosinistra, Fernando Ferioli».

Sulla stessa lunghezza d’onda M5S. E’ «l’ennesima pagina oscura di una vicenda a dir poco inquietante. Che coinvolge Comune e Regione. E’ la pietra tombale su qualsiasi richiesta di ampliamento».

«Durante le indagini sugli appalti tra il 2015 e il 2016 del Comune di Finale – ricorda Giulia Gibertoni, consigliera del M5s in Regione Emilia Romagna – erano emerse chiaramente pressioni sulla realizzazione della discarica. Oggi, a otto mesi di distanza, i nodi vengono al pettine».

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