Bufera per il comizio dell’Anpi in un liceo. Un professore protesta e ora se la prendono con lui

Bufera sul comizio-convegno dell’Anpi al liceo Da Vinci di Civitanova Marche. Tutto è accaduto due giorni fa. L’incontro era dedicato alle classi quinte e aveva come oggetto il fascismo.  Il convegno ha avuto come relatore Andrea Martini, autore del libro “Dopo Mussolini – I processi ai fascisti e ai collaborazionisti”.

Durante l’iniziativa, riferiscono le cronache maceratesi, diversi studenti hanno lasciato l’aula e ciò ha irritato gli organizzatori che ne hanno chiesto conto ai professori. Esiste dunque un obbligo di ascoltare in religioso silenzio i rappresentanti dell’Anpi? Ma andiamo avanti.

Alla fine del convegno ha preso la parola il professore di storia e filosofia  Matteo Simonetti. Il docente ha accusato: “Questo è un comizio, un dibattito a senso unico”. Ha poi difeso la libertà d’opinione, nell’ambito delle regole democratiche, come sta scritto sulla Costituzione.

Bufera per il comizio dell’Anpi: il prof si ribella

Gli animi si sono accesi. Per l’Anpi le parole del professore hanno suonato come una provocazione. Presente anche un consigliere del Pd, Pier Paolo Rossi, che si è rivolto così al docente: «Si vergogni, se lei oggi può dire quello che dice è solo perché siamo in democrazia e perché c’è chi ha lottato per ottenerla». Ora l’Anpi ha segnalato il docente alla dirigenza scolastica e si attende ovviamente qualche provvedimento. Nessuno difenderà in questo caso un professore coraggioso, che ha solo detto ciò che pensava.

Nessuno tranne gli studenti della classe quinta N del liceo Da Vinci di Civitanova. A loro nome Mattia Cervellini ha scritto un lungo post su Fb, in cui ricostruisce come sono andate le cose.

Bufera per il comizio dell’Anpi, la versione degli studenti

“Scrivo a nome degli studenti della classe quinto N, del liceo Leonardo da Vinci di Civitanova Marche che, nel giorno 28 novembre, sono stati chiamati a partecipare ad una conferenza riguardante la presentazione di un libro, organizzata dall’ANPI. Con la riduttiva espressione “chiamati a partecipare” intendo sottolineare che il coinvolgimento di tutte le classi quinte dell’istituto era obbligatorio nonostante non fossero passate le adeguate circolari di preavviso nelle classi”.

E continua: “Dopo aver raggiunto l’auditorium, sorpresi per la forma di invito che avevamo ricevuto, abbiamo ritenuto opportuno seguire la conferenza” che ha preso sempre più una “evidente piega politica”.

“Questo “malcelato schierarsi” ha provocato una reazione abbastanza forte da parte degli stessi studenti. Sono stati alcuni di loro infatti, a chiedere ai professori di poter andarsene… Al termine della seconda ora di convegno, erano pochi gli studenti rimasti, tra cui, quelli della mia classe”. Poi è arrivato il momento degli interventi.

Cosa ha detto il professore che non piace all’Anpi

“A questo punto – scrive lo studente – è intervenuto il prof. Matteo Simonetti, docente di storia e filosofia presso il nostro liceo. Egli ha esordito dicendo che coloro che ancora oggi si definiscono fascisti hanno una visione estremamente anacronistica della realtà e sarebbe l’equivalente di definirsi giacobini. Poi ha continuato dicendo che, nel momento in cui si decide di trattare argomenti estremamente delicati come questo, occorre una pluralità di opinioni e fonti, in linea con un vero approccio storiografico. Il professore infatti, ha affermato che il valore di una democrazia sta proprio nel garantire la libera espressione del proprio pensiero, trascendendo ogni forma di componente politica”.

“Le risposte da lui ricevute sono state “in una democrazia non tutte le opinioni possono essere accettate” e “quando si parla di Resistenza non occorre una controparte”. Tralasciando le evidenti contraddizioni dei relatori, abbiamo assistito ad una scena decisamente inappropriata ad un contesto scolastico”. Hanno tolto il microfono al professore e “contro di lui si è schierato, maleducatamente, uno dei consiglieri comunali di Civitanova. Il docente è stato accusato di non essere degno di insegnare a noi studenti, di catechizzare pericolosamente, mettendo così in dubbio la sua serietà riguardo l’insegnamento”.

Gli studenti: soffocante censura

Vista la reazione arrogante alle parole del professore i suoi studenti decidono di lasciare l’Auditorium: “Questa reazione decisamente impertinente e arrogante ha catalizzato una risposta da parte di noi studenti, che abbiamo preferito uscire dall’auditorium.  E in Aula Magna il professore riceveva ancora degli attacchi (dei ragazzi rimasti hanno sentito provenire dai relatori, espressioni quali “lei è un fascista e dunque se la prende” e “nazista”) , noi studenti venivamo accusati di essere delle marionette, senza la minima capacità peculiare di ragionare”.

E lo studente così conclude: “Grazie a questo però, abbiamo capito quanto sia soffocante la censura, specialmente se giustificata dal buon nome della democrazia”.

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