Il manettaro Travaglio chiese la prescrizione. Ma il bello è che la Cassazione non gliela diede

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Ahi ahi ahi, Travaglio! Peggio, ma molto peggio della gaffe di Mike Bongiorno sulla signora Giuliana Longari, campionessa di Rischiatutto. Ricordate? La leggenda narra che al tonfo della Longari seguito ad una domanda sull’ornitologia, il conduttore pronunciasse la frase poi entrata di prepotenza nell’immaginario comune: «Ahi ahi ahi signora Longari, lei casca proprio sull’uccello». Parole in realtà mai pronunciate. Più che una leggenda, infatti, quella dell’«uccello» è una fake news. Non lo è affatto, invece, quella che riguarda Marco Travaglio, centrato in pieno da un padulo molto più grosso e pernicioso di quello che fece ruzzolare giù la Longari dal podio di Rischiatutto: la prescrizione.

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La notizia riportata da Il Riformista

Sì, avete letto bene: il direttore del Fatto Quotidiano, già fustigatore degli indagati e ora nemico giurato degli avvocati, è, tecnicamente parlando, un pregiudicato. Non lo credete? In tal caso cliccate sul sito del Riformista e lì ascoltate il video del direttore Piero Sansonetti. Una volta allacciate le cinture, distendetevi, abbassate le palpebre e godetevi in assoluto relax 90 secondi di racconto di assoluta incoerenza. La vicenda risale al 2014, anno in cui la V sezione penale della Cassazione presieduta da Gennaro Marasca, con sentenza n. 14701, dichiarò infondato il ricorso di Travaglio, condannandolo definitivamente per diffamazione.

Oggi sul Fatto di Travaglio la lista dei «prescritti eccellenti»

Ma che cosa aveva combinato di tanto grave il più manettaro dei giornalisti italiani per finire davanti ai giudici ermellini? In pratica aveva scritto peste e corna di Cesare Previti, avvocato di Berlusconi e naturaliter tra i suoi bersagli preferiti. Condannato in primo e secondo grado, aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo l’assoluzione e, in subordine, la… prescrizione. Proprio come quei fottutissimi e fetosissimi politici cui ogni giorno fa pelo e contropelo. Ma poiché il Nostro non difetta di faccia tosta, ha tentato di arrampicarsi sugli specchi. Prima sottolineando che la prescrizione era solo una subordinata (ma così fan tutti), poi dicendo che a chiederla era stato l’avvocato (idem). Due toppe peggiori del buco. Non gli resta che un terzo tentativo: aggiungere all’elenco dei «prescritti eccellenti» stilato dal Fatto anche l’albo degli «ex-aspiranti» e poi, come cantava Jannacci, vedere di nascosto l’effetto che fa.

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