Turingia, l’ultradestra di Afd ​supera la Cdu di Angela Merkel

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L’estrema destra tedesca di Alternativa per la Germania (AfD) va oltre il raddoppio in Turingia e diventa secondo partito dopo la sinistra radicale di Die Linke, a spese della Cdu di Angela Merkel che registra il peggior risultato mai ottenuto nella regione.

In questo Land dell’est del Paese, nella ex Ddr, l’ultradestra è guidata da una delle sue figure più radicali, Björn Höcke, accusato di avere alimentato l’antisemitismo con ripetute dichiarazioni mirate a rompere con la cultura del pentimento rispetto ai crimini nazisti. Nella campagna elettorale che ha portato al voto, il candidato della Cdu Mike Mohring lo ha accusato di essere “un nazista”.

Tuttavia, nonostante il recente attacco antisemita del 9 ottobre compiuto da un neonazista a Halle, nel vicino Land di Sassonia-Anhalt, che ha preso di mira una sinagoga, l’AfD vola secondo gli exit poll al 24%, cioè più del doppio rispetto al risultato del 2014, registrando un aumento di 13,4 punti. Dalla Turingia, dunque, nuovi grattacapi per i due partiti della Grosse Koalition, cioè i conservatori della Cdu di Angela Merkel e i socialdemocratici della Spd. Queste due formazioni, che hanno dominato la vita politica tedesca dal dopoguerra, hanno già subito pesanti sconfitte nelle elezioni locali in Brandeburgo e in Sassonia a inizio settembre, a vantaggio di AfD e Verdi. In Turingia per la Cdu è un crollo storico: è terzo partito con il 22,5%, in calo di 11 punti rispetto al 2014. La situazione in Turingia è particolare: si tratta del solo Land in Germania guidato da Die Linke (in coalizione con Spd e Verdi). Il governatore Bodo Ramelow nel 2014 era riuscito, dopo 24 anni di potere ininterrotto della Cdu, a conquistare questa regione industriale di 2,1 milioni di abitanti, che economicamente sta meglio rispetto alla media della ex Ddr grazie all’industria elettronica e dell’auto. Ex sindacalista, Ramelow ha optato per una politica pragmatica, non esitando a privilegiare temi cari ai conservatori come la sicurezza e ad allontanare gli slogan più radicali del suo partito. Stando agli exit poll, Die Linke è primo partito e conferma sostanzialmente il risultato del 2014 (+1,3%) attestandosi al 29,5%. Il problema, però, è che i suoi attuali partner di coalizione, cioè Verdi ed Spd, sono in calo: ottengono rispettivamente l’8,5% e il 5,5%, in calo rispettivamente del 3,9% e dello 0,2% rispetto alle ultime regionali nel Land.

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Cosa succede dunque? Nessuna forza politica intende governare con l’AfD, e a complicare le cose c’è il fatto che la Cdu non intende governare con la sinistra radicale, nonostante le posizioni relativemante moderate di Ramelow. Per cui la prospettiva sembra essere quella di un governo di minoranza. La campagna si è svolta in un’atmosfera molto tesa, con accuse contro l’AfD da una parte e minacce di morte agli oppositori dell’ultradestra dall’altra. Sposato e padre di quattro figli, il leader locale dell’AfD Björn Höcke, ex professore di storia al liceo, nel 2017 aveva definito il memoriale della Shoah a Berlino un “monumento della vergogna”. Ha anche difeso l’idea di una “Germania millenaria”, un modo di intendere che la storia nazionale va al di là del solo periodo nazista. La cancelliera Merkel, presa regolarmente di mira dall’ultradestra per la sua politica di accoglienza dei migranti nel 2015 e nel 2016, dopo l’attacco di Halle ha esortato a prestare attenzione alle “parole” che possono “trasformarsi in atti”. Il suo partito già a giugno aveva chiamato in causa l’AfD a seguito dell’omicidio, da parte di un neonazista, del politico pro-migranti della Cdu Walter Lübcke.

il giornale.it

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