Manovra, è caos totale. Salta il vertice Pd-M5s Scontro sulle coperture

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Dunque, riassumendo: nessun conflitto con il Pd. «La maggioranza è compatta – giura Giuseppe Conte – il clima è ottimo».

Nessuna irritazione verso Di Maio: non è vero che il premier lo abbia definito troppo timido sui contanti. «Frasi inventate, malelingue, vogliono dividerci». E nessun contrasto nemmeno con Renzi, che vuole cancellare quota 100. «Le pensioni? Ci stiamo lavorando, siamo in contatto con i tecnici del Mef per sistemare i dettagli». Rose e fiori, tanti sorrisi, volemose bene. Questo, secondo il capo del governo, lo stato dell’arte del dibattito sulla manovra prima dell’ultima, decisiva notte: stasera le tabelle con i numeri dovranno essere spedite a Bruxelles. Peccato che manchino ancora 5 miliardi di coperture e che gli investitori se ne siano già accorti. Il rendimento dei Btp è risalito sopra l’uno per cento e le vendite dei titoli italiani sono riprese. «I mercati finanziari – commenta Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia – osservano le spaccature nella coalizione e si comportano di conseguenza. Bloomberg parla apertamente di un governo diviso sulle misure nella settimana cruciale del bilancio».

Ore difficili: non c’è l’intesa su pensioni e tasse, i dem accusano i 5 Stelle di aver fatto saltare il vertice di maggioranza di ieri sera «solo per alzare il prezzo», così il Consiglio dei ministri decisivo slitta a stasera. Conte passa tutta la giornata a esorcizzare i pericoli, a ripetere il mantra della maggioranza compatta. Tra le rassicurazioni da offrire all’esterno, il disinnesco delle ormai famose clausole di salvaguardia. «L’Iva non sarà rimodulata», dice da Avellino, dopo aver «diretto» con tanto di bacchetta i giovani del conservatorio: la sua orchestra è sicuramente meno accordata. «Abbiamo trovato le risorse nonostante la necessità di reperire 23 miliardi».

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Sul come, mancano però molti particolari, soprattutto manca una notte di lunghi coltelli. Il premier se ne rende conto e chiede di evitare altre liti: «La manovra non è una sommatoria delle esigenze dei singoli componenti della maggioranza, un favore a un partito o all’altro. Il governo ha un progetto politico unitario che parla all’intero Paese. Non ci rivolgiamo a blocchi sociali, ma prepariamo una Finanziaria nell’interesse di tutti». Riuscirà a trovare una sintesi, a imporre il gioco di squadra? A fare il democristiano?

Intanto, come corso accelerato, si immerge nel ventre della Balena Bianca. Alla fondazione Sullo di Avellino tra De Mita, Mancino, Bianco e tanti altri storici notabili dello scudo crociato, corteggia quel pezzo di Meridione, con perfette frasi fumose. «Bisogna attingere al patrimonio del cattolicesimo democratico, ma più che a una nuova Dc penso a una rinnovata democrazia dei cristiani». Il Sud è il bacino elettorale dei 5s. «Il reddito di cittadinanza non basta, occorre fare di più. Ci stiamo provando, l’Inps per tutti è un esempio».

In serata torna a Roma per l’ultima mediazione. L’opposizione aspetta al varco. «Se non salteranno fuori i 5 miliardi – spiega Brunetta – il governo dovrà chiedere all’Europa maggior deficit. Che verrebbe respinto». Matteo Salvini denuncia «le tasse su benzina, sigarette e bibite zuccherate» e annuncia «le barricate per quota cento». Forza Italia ha invece una «proposta concreta» per far tornare i conti. Eliminare il reddito di cittadinanza «per tagliare il cuneo fiscale e aumentare così le buste paga degli italiani».

il giornale.it

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