Il Def occulta le nuove tasse Pronta la stangata sull’Iva

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L’aumento delle tasse non è dichiarato (non succede quasi mai), ma emerge dalle coperture che, a pochi giorni dal varo, ancora mancano alla manovra.

Poi dalle mezze ammissioni che arrivano da autorevoli esponenti della maggioranza.

Ieri, dopo il sì del Senato, anche la Camera ha approvato la nota di aggiornamento del Def, il documento che delinea la cornice dentro la quale si muoverà la prossima legge di Bilancio. Non senza difficoltà. La risoluzione di maggioranza che accompagna la Nadef è passata con 318 voti favorevoli, 194 contrari e due astensioni. «Per soli tre voti la maggioranza ha avuto la possibilità di approvare la Nota. Con quattro assenti quella risoluzione saltava. Date le condizioni politiche precarie, ricordate che oggi non siete andati a casa per tre voti», ha commentato Simone Baldelli di Forza Italia

Lunedì al consiglio dei ministri dovrebbe vedere la luce il decreto fiscale e il ddl di bilancio con gli impegni che verranno inviati a Bruxelles per la validazione dei conti italiani.

Il decreto fiscale contiene le misure annunciate dal governo per il recupero dell’evasione fiscale. Il governo ha messo nero su bianco nella Nadef che dall’emersione del nero arriveranno sette miliardi. Peccato che le misure presenti nella bozza del provvedimento valgano solo 3,4 miliardi di euro. Meno della metà. Ad anticipare quanto le misure fossero insufficienti era stato l’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti. Le tabelle allegate dal decreto fiscale hanno confermato i timori. Sempre che il governo non si aspetti altri 3,6 miliardi dalle proposte, ancora non ufficializzate, targate M5s che inaspriscono pene per l’evasione.

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Facile immaginare che una parte delle risorse mancanti arriveranno dalle altre misure. C’è il taglio delle tax expenditures, i vantaggi fiscali dai quali il governo si aspetta di ricavare meno di due miliardi.

In gran parte saranno tagli ai sussidi dannosi. Di fatto nuove tasse che, rispetto alle prime versioni del decreto ambiente, saranno concentrati sulle grandi aziende.

Poi c’è la «rimodulazione» dell’Iva. Un riforma che dovrebbe essere fatta a gettito invariato. Un obiettivo «difficile» ha ammesso l’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a L’aria che tira su La7. Ammissione che lascia trasparire le difficoltà dei tecnici nel definire il gettito dell’Iva, imposta legata agli acquisti di beni e servizi. Di certo alcune aliquote aumenteranno. Ma «se ci sono alcune tasse che potrebbero aumentare ce ne sono altre che potrebbero diminuire», ha spiegato Padoan.

Tra le tasse in entrate c’è la (per la verità attesa) digital tax. «La faremo entrare in vigore il primo gennaio, è uno dei componenti della manovra. C’era ma non era operativa», ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. «È positivo che stia andando avanti il negoziato sulla tassazione delle multinazionali digitali, ma non solo, a livello di G20. Noi auspichiamo un accordo comune, a livello internazionale, in assenza procederemo a livello europeo», ha concluso Gualtieri.

Subito dopo l’approvazione, inizierà la trattativa con l’Europa. «Il dialogo è stato molto positivo, c’è ottimismo», ha assicurato Gualtieri. Ma a dare problemi potrebbe essere proprio il gettito atteso dalla lotta all’evasione.

il giornale.it

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