Vittorio Feltri sull’immigrazione: “Perché la manodopera africana non è una risorsa”

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La Gregoretti è sbarcata dopo un accordo con l’Europa: leggi qui.

Ecco la riflessione di Feltri nel suo editoriale.

Da alcuni giorni una nave – tanto per cambiare – è in acque italiane, piena zeppa di emigranti, e non autorizzata ad attraccare in un nostro porto. L’ imbarcazione non è dell’ ong bensì della Marina militare, la quale ha raccattato uomini e donne partiti dall’ Africa alla carlona nella speranza di essere portati in salvo. Ormai i piroscafi carichi di gente sfigata non fanno più impressione. Ogni due per tre ce n’ è uno che galleggia nel Mediterraneo, e la consuetudine conduce inevitabilmente alla indifferenza. Il popolo si chiede: perché tanti extracomunitari, benché sappiano di non essere ospiti graditi, sfidano le onde perigliose, allo scopo di venire accolti festosamente sulla nostra disgraziata terra? Non è un mistero.

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A forza di dire con toni propagandistici: accoglienza accoglienza accoglienza, molti poveracci credono a questa retorica melensa e si convincono che lo Stivale sia un luogo meritevole di essere raggiunto, anche a nuoto, dato che noi saremmo pronti a ricevere e a mantenere chiunque, secondo i diktat della sinistra e della anime pie che la votano, sia che il Pd venga guidato da Renzi, da Martina o dal fratello poco dotato del commissario Montalbano. Indubbiamente la nave in questione batte bandiera tricolore e chi la comanda non può pensare di rovesciarne il contenuto umano a Malta o in Spagna. Ma non si capisce un concetto invalso. Noi recuperiamo tra i flutti migliaia di disgraziati in procinto di affogare, quindi siamo molto generosi oltre che rispettosi delle leggi internazionali riguardanti le acque salate. Ottimo.
Ciò fatto, lodevolmente, perché i naufraghi debbono essere obbligatoriamente sbarcati a Lampedusa dove gli abitanti ne hanno piene le palle dell’ invasione di stranieri bisognosi d’ assistenza? Non sarebbe più opportuno restituire costoro al mittente, cioè rispedirli nel posto da cui impunemente sono partiti? Non sto dicendo di non soccorrere chi è in difficoltà al largo, semplicemente preferirei che una volta tratto in salvo, venisse ricondotto nel Continente Nero e magari aiutato a rientrare nelle sue capanne con una provvista di prodotti alimentari.


È incomprensibile il fatto che i neri debbano rimanere a nostro carico vita natural durante. Carola e i cicisbei dell’ Unione europea se ne facciano una ragione: apprezzano la manodopera proveniente dall’ Africa, la considerano una risorsa? La tengano senza consegnarla ai coltivatori di pomodori e di angurie che la sfruttano, riducendola in schiavitù.
La Gregoretti approdi dove vuole, pure all’ inferno, qui non c’ è posto per chi si avventura in mare confidando che qualcuno prima o poi intervenga per strapparli alla morte.

di Vittorio Feltri

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