Caos rifiuti, i romani chiedono il rimborso della Tari: 500 ricorsi solo a settembre

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A Roma, una famiglia di tre persone che vive in una casa di 80 metri quadrati, in media, spende 313 euro di Tari, il che rende la capitale uno dei luoghi con la tarrifa per l’igiene urbana più cari d’Italia.

Almeno rispetto a Milano, Torino, Palermo e Bologna. Soltanto Napoli, infatti, tra le granti città italiane, ha una spesa più elevata rispetto a Roma. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, sono state 500 le pratiche avviate, dalla fine dell’estate a oggi, per chiedere il rimborso dell’89% della tassa sui rifiuti, che si aggiungono ai circa 2mila ricorsi di questo tipo partiti nei mesi passati, con l’aiuto del Codacons e di altre associazioni a difesa di consumatori e cittadini.

Un’emergenza continua

Per tanti romani, infatti, la Tari è percepita adesso come una tassa ingiusta, visti i cumuli di rifiuti davanti a palazzi e abitazioni, scuole ed edifici pubblici. Per non parlare della qualità dell’aria, diventata irrespirabile a causa dell’immondizia sparsa un po’ ovunque in città. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, interpellato dal quotidiano romano, su questo tema ha dichiarato: “Se si tornerà a una situazione di emergenza saremo costretti a presentare una nuova denuncia in Procura per il reato di epidemia colposa. Invitiamo i cittadini residenti in zone dove la raccolta rifiuti avviene in modo discontinuo a richiedere la riduzione della Tari, così come prevede la legge”.

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Raccolta dei rifiuti incostante

E i luoghi dove la pratica di raccolta c’è ma è incostante sono tutti i quadranti della città. Molti reclami, infatti, arrivano dal centro storico e dal quartiere Prati, dove l’emergenza risulta particolarmente evidente. Il punto nevralgico della protesta, invece, è localizzato nel II municipio dove, da Flaminio a San Lorenzo, tante associazioni si stanno organizzando per avviare una class action contro l’Ama. Dalla Cassia alla Laurentina, poi, passando anche per Monteverde e il Tiburtino, le richieste di rimborso arrivano a circa 20 al giorno. L’anno scorso, prima ancora che la crisi arrivasse al suo massimo, ai centralini di Ama erano arrivate 550.666 telefonate di protesta, il 45% in più rispetto all’anno precedente. Nel 2019, solo ad agosto, sono arrivati quasi 100mila reclami.

I consigli delle associazioni

I gruppi a sostegno dei cittadini cercano di dare qualche consiglio per richiedere rimborsi e denunciare situazioni anomale. L’associazione Codice, per esempio, spiega che “per dimostrare il disservizio nella raccolta rifiuti è importante scattare almeno una foto a settimana che mostri i cassonetti pieni oppure circondati da sacchetti di immondizia”. A quel punto le immagini devono essere inviate per le segnalazioni.

La Legge 147 (per non pagare)

Chi rifiuta di pagare la tassa fa riferimento alla legge 147 del 2013, secondo cui la tarrifa “è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente”. Il rischio, adesso, infatti, per Ama è di dover restituire le somme versate in eccedenza dai cittadini di Roma coinvolti nelle emergenze rifiuti negli ultimi anni, per un totale di 1,5 miliardi di euro di possibile contenzioso.

Un danno che si autoalimenta

Ma il rimborso ai cittadini, potrebbe rappresentare un nuovo danno per i cittadini, perché il servizio di pulizia, raccolta e smaltimento dei rifiuti viene interamente finanziato con i soldi degli utenti. È per questo motivo che, minori incassi per Ama si tradurrebbero in minori servizi o maggiori esborsi da parte dell’amministrazione comunale, che andrebbero a ripercuotersi sulle bollette dei cittadini.

il giornale.it

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