Due donne bruciate Attentatore clandestino irrompe sulle elezioni

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È cronaca nera ma tocca un nervo scoperto del Paese. Le immagini arrivate da Mirandola, in provincia di Modena, mostrano un edificio devastato dal fuoco e dal fumo.

E poi la rabbia e la disperazione di chi c’era e ha visto morire due persone. Potrebbe pure essere un fatto locale, fra marginalità e degrado, ma il calendario, a pochi giorni dal voto, e la dinamica della storia non consentono di mettere fra parentesi quanto accaduto.

Ad appiccare l’incendio l’altra notte, mentre tutti dormivano, è stato un giovane magrebino dall’identità incerta e dal profilo traballante come la sua psiche. Un soggetto che potrebbe pure rientrare nella categoria un po’ a fisarmonica degli squilibrati, però il folle ha agito con metodo: ha raggiunto alle tre del mattino la sede della polizia municipale, ha bussato e non ottenendo risposta ha spaccato un vetro, è entrato e ha dato fuoco. Il risultato è sconvolgente: due donne hanno perso la vita e 18 persone, fra cui 6 bambini, sono rimaste intossicate, 4 in modo grave, mentre l’intero edificio è stato sgombrato.

Insomma, siamo davanti a un disastro in piena regola che per le sue modalità fa irruzione in campagna elettorale. «Altro che aprire i porti», s’indigna Matteo Salvini cui subito rispondono per le rime i Cinque stelle: «Il fallimento è suo. È il Viminale a dover spiegare come mai questo signore non era stato rimpatriato». Il Viminale spiega e fa sapere che l’uomo non poteva essere allontanato dal territorio perché al momento della notifica del decreto di espulsione della questura di Roma, lo scorso 14 maggio, a causa di numerosi precedenti, aveva espresso l’intenzione di chiedere asilo e per questa ragione non è stato allontanato dall’Italia. Ora – aggiungono le fonti del ministero – lo aspetta il carcere e sarà sottoposto alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale, come previsto dal decreto Sicurezza. Risposte che in parte cancellano l’interrogazione di Giuditta Pini, deputata Pd, in cui chiede: «Perché questo signore circolava liberamente se era stato firmato il provvedimento per allontanarlo dal nostro Paese?».

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Si può leggere il caso anche nel perimetro dell’umana labilità, perché non risultano motivazioni terroristiche, ma questo non rassicura un’opinione pubblica sempre più disorientata davanti a fatti di cronaca cosi crudi: il ragazzo, all’inizio scambiato per un minorenne, era stato trovato nelle ore precedenti in stato di ipotermia alla stazione di San Felice sul Panaro e accompagnato in ospedale a Mirandola; qui, a quanto pare, si è sfilato dal braccio la flebo, poi è scappato ed è riapparso davanti alla sede dei vigili. Forse, voleva vendicarsi di qualcosa, ce l’aveva con la polizia municipale e cosi ha messo in atto la sciagurata impresa. La signora Marta Goldoni, ultraottantenne, e la sua badante ucraina, si sono trovate in trappola e non ce l’ hanno fatta, il marito della padrona di casa è in condizioni critiche, quasi venti persone sono state soccorse.

Lui è stato bloccato mentre si allontanava: in testa aveva un berretto dei vigili, nella tasca del giubbotto antiproiettile che aveva rubato c’era pure il cellulare di servizio della polizia municipale. Quanti individui in condizioni cosi precarie si aggirano nelle nostre città? Irregolari. Pregiudicati. Disperati che, come insegnano i sanguinosi raid dell’Isis, potrebbero diventare manovalanza nelle mani di gruppi jihadisti.

Non si tratta di generalizzare né di strumentalizzare drammi umani a una manciata di giorni dalle elezioni, ma purtroppo questi episodi inquietanti e ripetuti sono campanelli d’allarme che suonano nel vuoto. Salvini s’infuria: «Azzerare l’immigrazione clandestina in Italia e in Europa è un dovere morale: a casa tutti. Un immigrato marocchino ha dato fuoco a un ufficio della polizia locale e ha ucciso due persone. Questo immigrato tornerà a casa a calci nel sedere, sul primo aereo. Un altro ha staccato a morsi un dito a un poliziotto. Anche questa risorsa tornerà a casa sul primo aereo». Materia incandescente, ancora di più mentre il governo è in fibrillazione e si spacca sul decreto sicurezza bis. «Ci sorprende – affermano fonti 5 Stelle attraverso l’agenzia Dire – ascoltare dal Viminale esortazioni da campagna elettorale, quando dovrebbe essere proprio il Viminale a chiarire perché quell’uomo era libero di circolare in Italia. Assurdo che il ministro non abbia contezza del proprio territorio».

E il tema della sicurezza entra nelle urne.

il giornale.it

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