Commemorazione della Strage di Capaci, Orlando: “Non saluterò Salvini”

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“Una lapide in Sala delle Lapidi ricorda insieme le stragi del 23 maggio e del 19 luglio del 1992.

Ricorda insieme le stragi di Capaci e di via D’Amelio”. Il sindaco Leoluca Orlando prende la parola in merito alle ultime polemiche sul 23 maggio, giorno della strage di Capaci. “Il ricordo è un’occasione di memoria viva, non di un freddo ricordo – prosegue Orlando -. Una memoria viva che ci interroga e ci inquieta, per cercare di comprendere a che punto è il cambiamento culturale della nostra città e come questo percorso si inserisce nel più ampio percorso di cambiamento del nostro paese”.

Orlando assicura che: “Palermo è cambiata rispetto a 40 o 30 anni fa, quando la mafia poteva avere il volto delle istituzioni, la mafia poteva avere il volto della Chiesa, la mafia poteva avere il volto del Sindaco. Certamente è cambiata in questi 40 anni la Magistratura che applica le leggi e la Costituzione. Certamente è cambiato il sistema delle Forze dell’ordine che indaga e reprime comportamenti illeciti e criminali. Certamente è cambiata la Chiesa, come frutto anche del martirio di Don Pino Puglisi”.

Poi arriva la stoccata alla politica, reo di non aver seguito lo stesso passo. “Non vedo alcun motivo per cui il prossimo 23 maggio, come ho sempre fatto nella mia veste di Sindaco, non dovrei essere presente all’Aula Bunker, quella stessa Aula dove nel 1986 presentai la prima costituzione di Parte Civile del Comune di Palermo contro i boss mafiosi imputati nel maxi processo, istruito dal pool Antimafia di Caponnetto, Falcone e Borsellino”.

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Il 23 maggio però, ricade tre giorni prima delle elezioni politiche europee e soprattutto prima del silenzio elettorale. “Mi auguro che nessuno venga per fare comizi pre-elettorali – prosegue Orlando -, nel rispetto della memoria, del dolore e dell’impegno di Palermo contro la mafia e la cultura mafiosa. Sarò all’Aula Bunker anche per ribadire la posizione della nostra città e della mia amministrazione: una posizione di ossequioso rispetto e ferma applicazione dei principi e del dettato Costituzionale, ove questo prevede, all’articolo 54 della Carta, che coloro che ricoprono funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore. Mi auguro che chiunque sia presente a Palermo il 23 maggio in veste istituzionale abbia chiare queste parole ed il loro significato”.

Orlando replica anche a chi chiede se come primo cittadino stringerà la mano al ministro Matteo Salvini. “Per molti anni non ho salutato politici antimafiosi e quando tutti invitavano la Confindustria antimafia io mi permettevo di non invitarla, non invitavo neppure un senatore che si era definito paladino antimafia. Continuerò a non salutare, poi quando stai per incrociare qualcuno può essere utile lo smartphone”. Orlando motiva la sua posizione. “Non c’è disciplina e onore nel battersi perché un sottosegretario indagato per rapporti con uomini di Messina Denaro resti al suo posto; non c’è disciplina e onore nel sanzionare una professoressa che educa i propri studenti al senso civico; non c’è disciplina e onore nel negare i diritti dei migranti che sono esseri umani; non c’è disciplina e onore nel negare e reprimere la libertà di espressione dei cittadini che manifestano pacificamente il proprio dissenso”.

il giornale.it

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