Mozzarella sbiancata, pesce col lifting, pane tossico: la lista dei cibi gestiti dalla criminalità

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La Coldiretti ha apparecchiato la tavola de Il crimine nel piatto degli italiani con i casi più eclatanti di portate illegali, frutto di traffici, inganni, frodi e manipolazioni per speculare sul cibo e sulle filiere agroalimentari, dall’antipasto al dolce: un’iniziativa promossa a Roma in occasione della presentazione del sesto Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.

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Gli esempi di come la criminalità porti in tavola prodotti illegali, pericolosi o frutto dello sfruttamento dei lavoratori: dalla mozzarella sbiancata con la soda al pesce vecchio rinfrescato con un «lifting» al cafados, una miscela di acidi organici e acqua ossigenata che viene mescolata con il ghiaccio. E ancora carne proveniente da macelli clandestini, pane cotto in forni con legna tossica, nocciole turche prodotte con il lavoro dei minori e miele «tagliato» con sciroppo di riso o di mais.

«È necessario controllare affinché tutti i prodotti che arrivano sulle tavole degli italiani, provenienti dall’interno o dall’estero rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali o serviti al ristorante, ci sia un percorso di qualità e legalità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che occorre vigilare sui «cibi low cost dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l’illegalità o lo sfruttamento».

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AFFARE DA 24,5 MILIARDI DI EURO Il volume d’affari complessivo annuale delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con un balzo del 12,4% nell’ultimo anno. Una crescita che sembra non risentire della stagnazione dell’economia italiana e internazionale, immune alle tensioni sul commercio mondiale e alle barriere per la circolazione delle merci e dei capitali, emerge dal sesto Rapporto Agromafie 2018 elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare.

Una rete criminale che si insinua nella filiera del cibo, dalla sua produzione al trasporto, dalla distribuzione alla vendita, con tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito «militare» per vestire il «doppiopetto» e il «colletto bianco», riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza tanto che ormai si può parlare ragionevolmente di mafia 3.0.

Le nuove leve mafiose in parte provengono dalle tradizionali «famiglie» che hanno indirizzato figli, nipoti e parenti agli studi in prestigiose università italiane e internazionali e in parte sono il prodotto di una operazione di «arruolamento», riccamente remunerato, di operatori sulle diverse piazze finanziarie del mondo. Nel 2018 si è confermata anche l’impennata di fenomeni criminali con furti di trattori, falciatrici e altri mezzi agricoli, gasolio, rame, prodotti e animali con un ritorno dell’abigeato e veri e propri raid organizzati strettamente connessi alla macellazione clandestina.

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